Italy: La settimana nei mercati - 8 Giugno
INTRODUZIONE
Dopo diverse settimane durante le quali le tensioni geopolitiche e la situazione in Medio Oriente avevano rappresentato il principale catalizzatore per i mercati, nell’ultima settimana l’attenzione degli investitori si è spostata con maggiore decisione sulle pubblicazioni macroeconomiche. I dati continuano a mostrare una divergenza sempre più marcata tra Stati Uniti ed Eurozona, contribuendo a modificare le aspettative sulle prossime decisioni delle rispettive banche centrali.
Nell’Eurozona il quadro è rimasto particolarmente fragile. La seconda stima del PIL ha evidenziato una contrazione dello 0,2% nel primo trimestre, mentre il PMI composito di maggio si è mantenuto al di sotto della soglia di 50, confermando un’attività economica in zona recessiva. La debolezza si è concentrata soprattutto nel settore dei servizi, mentre il manifatturiero ha mostrato una moderata espansione. Allo stesso tempo, l’inflazione flash è salita al 3,2%, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della BCE per effetto soprattutto dell’aumento dei prezzi dell’energia.
Negli Stati Uniti, invece, i dati hanno confermato un’economia ancora resiliente, in particolare sul fronte del mercato del lavoro. Le aperture di nuove posizioni rilevate dall’indagine JOLTS sono aumentate più del previsto, mentre i Non-Farm Payrolls di maggio hanno registrato una crescita ampiamente superiore alle aspettative. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile, rafforzando l’impressione che il mercato del lavoro americano continui a sostenere la crescita nonostante i segnali di rallentamento emersi in alcuni indicatori.
Sono stati proprio i dati sull’occupazione pubblicati venerdì a provocare la reazione più significativa sui mercati. Dopo avere scambiato nelle ultime settimane senza una chiara direzionalità, prevalentemente tra area 1,1600 e 1,1650, l’EUR/USD è sceso rapidamente verso 1,1520. La forza del mercato del lavoro ha infatti ridimensionato ulteriormente le aspettative di politica monetaria della Fed aumentando la probabilità che la banca centrale mantenga una politica restrittiva più a lungo, con possibili aumenti dei tassi verso fine dell’anno.
Sul fronte geopolitico, nonostante i ripetuti e talvolta contraddittori segnali di distensione, la situazione in Medio Oriente resta estremamente delicata. Nel fine settimana un nuovo scambio di attacchi tra Iran e Israele ha nuovamente evidenziato la fragilità del cessate il fuoco e il rischio che un’ulteriore escalation possa compromettere i negoziati in corso. La volatilità del petrolio continua pertanto a rappresentare un elemento centrale per le prospettive di crescita e inflazione, con il Brent che, pur essendosi allontanato dai recenti massimi, continua a scambiare su livelli storicamente elevati.
Anche le prospettive di una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina rimangono lontane. Durante la settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera aperta a Vladimir Putin proponendo un incontro diretto e un cessate il fuoco durante i negoziati. Il presidente russo ha tuttavia respinto l’iniziativa, sostenendo che non esistano al momento le condizioni per un vertice.
STATI UNITI
Non-Farm Payrolls maggio: +172.000, contro attese intorno a +88.000.
Il dato ha nettamente superato le aspettative, confermando la capacità dell’economia americana di continuare a generare occupazione nonostante la politica monetaria “restrittiva” e l’incertezza geopolitica.
Tasso di disoccupazione stabile al 4,3%.
Retribuzioni orarie medie: +0,3% mensile e +3,4% annuale.
JOLTS Job Openings (aprile): 7,62 milioni, in aumento rispetto ai 6,89 milioni precedenti.
ADP Employment Change (maggio): +122.000.
ISM maggio: 54, dal precedente 52,7.
EUROZONA
I dati mantengono la BCE in una posizione particolarmente complessa. Da una parte, la contrazione del PIL e la debolezza dei servizi suggerirebbero misure espansive; dall’altra preoccupa l’accelerazione dell’inflazione.
Inflazione flash maggio: 3,2% annuale, dal 3,0% di aprile.
PIL primo trimestre: -0,2% rispetto al trimestre precedente.
PMI composito maggio: 48,5.
L’indice è rimasto sotto la soglia di 50 per il secondo mese consecutivo, segnalando una contrazione dell’attività privata. La debolezza è stata concentrata nei servizi, scesi a 47,7, mentre il manifatturiero è rimasto in espansione a 51,6.
Vendite al dettaglio aprile: -0,4% mensile.
CONCLUSIONI
La settimana ha evidenziato una divergenza sempre più netta tra le due principali economie occidentali. Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro continua a mostrare una solidità superiore alle aspettative, offrendo alla Fed spazio per mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo. Nell’Eurozona, invece, la contrazione dell’attività economica convive con un’inflazione nuovamente in accelerazione, complicando sensibilmente le prossime decisioni della BCE.
Questa divergenza ha trovato una prima espressione nel mercato valutario attraverso il rafforzamento del dollaro a seguito dei Non-Farm Payrolls. Nel breve periodo, la capacità del dollaro di conservare questa forza dipenderà soprattutto dall’evoluzione dell’inflazione americana e dal modo in cui la Fed interpreterà la combinazione tra crescita resiliente, mercato del lavoro solido e persistenti pressioni inflazionistiche.
L’attenzione della prossima settimana sarà concentrata principalmente sul dato CPI statunitense di maggio, in pubblicazione mercoledì. Una lettura superiore alle aspettative, dopo i solidi dati sul lavoro, potrebbe rafforzare ulteriormente le attese di una politica restrittiva e offrire nuovo sostegno al dollaro. Un dato più moderato potrebbe invece ridimensionare le aspettative di rialzo dei tassi e favorire un parziale recupero dell’euro.
Giovedì sarà invece il turno della BCE, chiamata a decidere sui tassi in un contesto significativamente più complesso rispetto alle riunioni precedenti. Gli analisti si attendono un rialzo dei tassi di interesse.
Sul fronte geopolitico, il Medio Oriente continuerà a rappresentare il principale fattore di rischio. Il nuovo scambio di attacchi tra Iran e Israele dimostra che il processo di distensione rimane estremamente fragile. Un’ulteriore escalation potrebbe spingere nuovamente al rialzo il petrolio, rafforzando le pressioni inflazionistiche e rendendo ancora più complessa la posizione delle principali banche centrali.
