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July 6, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 6 Luglio

INTRODUZIONE

La settimana appena trascorsa ha modificato ancora una volta le aspettative dei mercati sulla politica monetaria statunitense. Dopo un periodo dominato dal tema inflazione e dal nuovo tono adottato dalla Federal Reserve sotto la guida di Kevin Warsh, l’attenzione si è spostata sul mercato del lavoro americano, dove sono emersi segnali contrastanti.

I dati pubblicati nel corso della settimana hanno infatto restituito un quadro non uniforme. Le posizioni lavorative aperte sono aumentate, confermando che la domanda di personale da parte delle imprese rimane sostenuta. L’ADP ha invece mostrato un rallentamento delle assunzioni nel settore privato, segnalando una maggiore prudenza da parte delle aziende.

Il quadro non è quindi quello di un mercato del lavoro in rapido deterioramento, ma di una progressiva normalizzazione. Le imprese continuano ad avere numerose posizioni aperte, ma appaiono meno propense a nuove assunzioni.

Tuttavia il dato più decisivo è stato rappresentato dai Non-Farm Payrolls di giugno, il dato più osservato dai mercati per valutare lo stato del mercato del lavoro americano. La crescita dell’occupazione è risultata nettamente inferiore alle attese e i dati dei mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso, confermando che il ritmo delle nuove assunzioni sta perdendo slancio. Anche il calo del tasso di disoccupazione ha offerto una lettura meno positiva di quanto potesse apparire inizialmente, perché accompagnato da una contrazione della forza lavoro. Il mercato del lavoro statunitense rimane quindi resiliente, ma sembrerebbe meno dinamico.

La reazione dei mercati alla pubblicazione dei Non-Farm Payrolls è stata immediata. Le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, che si erano rafforzate dopo i recenti interventi di Kevin Warsh e il riaccendersi delle pressioni inflazionistiche, si sono ridimensionate. I rendimenti obbligazionari statunitensi sono diminuiti e il dollaro ha perso parte del terreno guadagnato nelle settimane precedenti.

Sul mercato valutario, l’EUR/USD, che prima della pubblicazione scambiava sotto quota 1,14, è risalito stabilmente in area 1,1450. Il rapporto sul lavoro non elimina del tutto la possibilità di un aumento dei tassi entro la fine dell’anno, ma rende meno probabile un intervento nel breve periodo.

In Europa, l’attenzione si è concentrata sul forum annuale della BCE a Sintra. Christine Lagarde ha indicato il passaggio da una fase caratterizzata da interventi eccezionali a una gestione più ordinaria della politica monetaria, flessibile e guidata dai dati. La BCE continuerà quindi a decidere riunione dopo riunione, senza fornire indicazioni preventive vincolanti sulle prossime mosse. Il rallentamento dell’inflazione nell’Eurozona ha infatti offerto alla banca centrale maggiore spazio per attendere prima di valutare nuovi interventi. Il quadro economico rimane tuttavia fragile: la crescita è ancora modesta e il miglioramento del settore manifatturiero appare graduale e disomogeneo tra i diversi Paesi.

Sul fronte geopolitico, Stati Uniti e Iran hanno proseguito a Doha i colloqui tecnici indiretti sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e sull’attuazione dell’intesa preliminare. Sono emersi alcuni progressi, ma restano profonde divergenze sul controllo delle rotte marittime, sul programma nucleare iraniano e sulle sanzioni.

La ripresa dei flussi di greggio attraverso lo Stretto e l’aumento dell’offerta da parte dei produttori del Golfo hanno comunque contribuito a mantenere il petrolio relativamente stabile. I mercati continuano quindi a puntare sulla prosecuzione del dialogo, pur riconoscendo che l’accordo resta vulnerabile a nuovi incidenti o a un deterioramento delle relazioni tra Washington e Teheran.

La situazione si è invece ulteriormente aggravata sul fronte russo-ucraino. Mosca ha intensificato gli attacchi missilistici e con droni contro le città ucraine, con un pesante bombardamento su Kyiv che ha provocato numerose vittime e gravi danni agli edifici residenziali.

Sul terreno, le forze russe hanno aumentato la pressione intorno a Kostiantynivka, uno dei principali punti difensivi ucraini nel Donetsk. L’Ucraina ha continuato a rispondere colpendo infrastrutture logistiche, industriali ed energetiche russe. Il conflitto rimane quindi in una fase di crescente intensificazione, senza segnali concreti di una ripresa dei negoziati.

STATI UNITI

I dati pubblicati durante la settimana hanno mostrato un mercato del lavoro ancora resiliente, ma meno dinamico sul fronte delle nuove assunzioni.

• Posizioni lavorative aperte JOLTS: 7,6 milioni.

• ADP sull’occupazione privata: 98 mila nuovi posti di lavoro.

• ISM manifatturiero: 53,3 punti, dai 54,0 precedenti.

• Non-Farm Payrolls di giugno: +57 mila, rispetto ai circa 110 mila attesi.

• Tasso di disoccupazione: 4,2%, dal precedente 4,3%.

EUROZONA

L’inflazione dell’Eurozona ha rallentato più delle attese nel mese di giugno, offrendo alla BCE maggiore spazio per mantenere un approccio prudente.

• Inflazione annuale dell’Eurozona: 2,8%, dal 3,2% di maggio.

La moderazione ha interessato energia, servizi e prodotti alimentari. Il dato riduce la necessità di un nuovo rialzo immediato, anche se l’inflazione rimane superiore al target della BCE.

CONCLUSIONI

La settimana ha segnato un cambio di tono nelle aspettative sulla Federal Reserve. La debolezza dei Non-Farm Payrolls ha ridimensionato le probabilità di un nuovo rialzo immediato dei tassi, che si erano rafforzate dopo i recenti interventi di Kevin Warsh, favorendo la discesa dei rendimenti e il recupero dell’EUR/USD sopra quota 1,14.

La Fed rimane però divisa tra un mercato del lavoro che perde gradualmente slancio e un’inflazione ancora troppo elevata per consentire una svolta accomodante. Nell’Eurozona, il rallentamento dei prezzi offre invece alla BCE maggiore spazio per attendere, in un contesto di crescita ancora debole.

Sul fronte geopolitico, il dialogo tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a contenere le tensioni sul petrolio, mentre l’intensificazione degli attacchi tra Russia e Ucraina continua a rappresentare una delle principali fonti di rischio per i mercati.

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