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May 26, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 26 Maggio

INTRODUZIONE

La scorsa settimana gli sviluppi del negoziato tra Stati Uniti e Iran e la situazione nello Stretto di Hormuz hanno continuano a catalizzare l’attenzione dei mercati, con gli operatori costretti a muoversi tra due scenari opposti: da una parte la speranza che il dialogo resti aperto e porti a una graduale riduzione delle tensioni, dall’altra il timore che i nodi più delicati della trattativa restino ancora lontani da una soluzione. Il punto più sensibile continua a essere il dossier sul nucleare. Le indiscrezioni secondo cui dalla leadership iraniana sarebbe arrivata l’indicazione di non trasferire all’estero le scorte di uranio arricchito si scontrano infatti con una delle richieste centrali di Washington e Israele. I toni più costruttivi arrivati successivamente da Rubio e le indicazioni di una riduzione delle distanze tra le parti hanno attenuato almeno in parte la tensione. Nel weekend, però, il quadro si è ulteriormente evoluto: Trump ha dichiarato che i capisaldi di un accordo sarebbero ormai in larga parte definiti, spingendo il mercato a ridurre rapidamente il premio di rischio geopolitico. Il messaggio di fondo resta quindi quello di un negoziato formalmente aperto e forse più avanzato rispetto ai giorni precedenti, ma ancora non abbastanza lineare da consentire al mercato di considerare già acquisita una piena normalizzazione della situazione.

Il petrolio riflette bene questa incertezza. Dopo il ridimensionamento visto nelle sedute precedenti, il Brent era tornato a salire fino in area $105/barile per poi riposizionarsi all’apertura delle contrattazioni di oggi in area $95/barile man mano che sono emersi segnali leggermente più costruttivi sul negoziato.

Sul mercato valutario l’EUR/USD si è mantenuto vicino a 1,16 a conferma del fatto che gli Stati Uniti appaiono meno vulnerabili dell’Eurozona a un mix di rischio inflattivo e crescita in rallentamento.

STATI UNITI

• PMI flash maggio: il composito è rimasto a 51,7, mentre il manifatturiero ha sorpreso al rialzo a 55,3.

→ Il dato conferma che l’economia americana continua a mostrare una tenuta migliore del previsto, soprattutto sul lato industriale, anche se parte della forza potrebbe riflettere ordini anticipati e accumulo di scorte.

• Jobless claims: le richieste settimanali di sussidio sono rimaste contenute.

→ Il mercato del lavoro continua a dare l’idea di un raffreddamento ordinato, non di un vero deterioramento.

• Kevin Warsh: venerdì si è insediato ufficialmente alla guida della Federal Reserve.

→ Il messaggio emerso è quello di una Fed più orientata alla riforma del proprio funzionamento, con maggiore enfasi sulla stabilità dei prezzi, una graduale riduzione del bilancio e una minore dipendenza da strumenti come QE e forward guidance. Per il mercato è un segnale da leggere in chiave potenzialmente più rigorosa nel medio termine, anche se resta aperto il nodo del rapporto tra indipendenza della banca centrale e pressione politica della Casa Bianca.

• Quadro USA: la crescita rallenta, ma resta più solida rispetto a quella europea.

EUROZONA

• PMI composito flash maggio: sceso a 47,5 da 48,8.

→ L’attività privata dell’area euro resta in contrazione e tocca il livello più debole da oltre due anni, confermando un quadro vicino alla stagnazione.

• PMI servizi: scesi a 46,4.

→ Il rallentamento è guidato soprattutto dai servizi, segnale che lo shock energetico e il calo della domanda stanno colpendo la parte più domestica dell’economia.

• Quadro 2026 Commissione Europea: crescita rivista a 0,9% e inflazione a 3,0%.

→ Il messaggio è che l’Eurozona resta la parte più vulnerabile del quadro globale: meno crescita, inflazione più persistente e ritorno al 2% solo più avanti nel 2027.

• Lagarde / BCE: il tono resta prudente, con enfasi su misure fiscali “temporanee, mirate e calibrate”.

→ Il messaggio di fondo è che l’Europa sta entrando in una fase più chiaramente stagflattiva e che la risposta non può essere né un allentamento indiscriminato né un sostegno fiscale disordinato.

REGNO UNITO E ASIA

• Inflazione Regno Unito: in aprile è rallentata al 2,8%.

→ Il dato ha dato un po’ di sollievo, ma il beneficio rischia di essere temporaneo se il nuovo shock energetico tornerà a riflettersi sui prezzi nei prossimi mesi.

• Cina / tassi di interesse: la banca centrale ha lasciato invariati i Loan Prime Rates per il dodicesimo mese consecutivo, con il tasso a un anno al 3,0% e quello a cinque anni al 3,5%.

→ La scelta conferma un approccio prudente: Pechino continua a riconoscere la debolezza della domanda interna, ma per ora evita un allentamento più deciso, anche perché rincaro delle materie prime e incertezza geopolitica rendono il quadro meno lineare.

• Giappone: l’inflazione core è scesa più del previsto, anche per effetto dei sussidi.

→ Il rallentamento dei prezzi non cambia però il fatto che l’energia continui a rappresentare un rischio di fondo per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni.

CONCLUSIONI

La settimana ha confermato un quadro di fragilità crescente, in cui geopolitica, energia e crescita tornano a incidere in modo diretto su petrolio, valute e sentiment di mercato. Il dossier Iran/Hormuz resta il principale driver di breve periodo, perché continua a influenzare direttamente il prezzo del greggio con le conseguenti aspettative d’inflazione. Allo stesso tempo, i dati macro di questa settimana hanno reso ancora più evidente la divergenza tra Stati Uniti ed Eurozona: da una parte un’economia americana che rallenta ma tiene, dall’altra un’Europa che mostra segnali più chiari di contrazione e di vulnerabilità allo shock energetico.

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