Italy: La settimana nei mercati - 22 Giugno
INTRODUZIONE
La settimana appena trascorsa è stata dominata dalle banche centrali e dagli sviluppi dell’accordo tra Washington e Teheran.
Negli Stati Uniti, la prima riunione della Federal Reserve presieduta da Kevin Warsh ha segnato un netto cambio di tono rispetto alla gestione Powell. Pur mantenendo invariati i tassi di interesse, la Fed ha infatti mostrato una maggiore determinazione nel contrastare un’inflazione che continua a rimanere significativamente superiore al target del 2%. Le nuove proiezioni economiche hanno evidenziato un’economia ancora resiliente, ma anche pressioni sui prezzi più persistenti del previsto.
Particolarmente significative sono state le aspettative dei membri del FOMC: nove partecipanti prevedono almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno. Tuttavia, nel corso della conferenza stampa, il nuovo governatore ha inoltre annunciato una revisione della strategia di comunicazione della banca centrale, eliminando la tradizionale forward guidance e invitando i mercati a concentrarsi maggiormente sui dati economici piuttosto che sulle indicazioni preventive della Fed.
Il messaggio è stato interpretato come decisamente più aggressivo delle attese. I rendimenti obbligazionari statunitensi sono aumentati, i mercati hanno rivisto al rialzo la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno e il dollaro si è rafforzato sensibilmente. Sul mercato valutario, l’EUR/USD è passato dall’area di 1,1600 a livelli inferiori a 1,1500, cancellando buona parte del movimento registrato dopo l’annuncio dell’intesa preliminare tra Stati Uniti e Iran.
Al di fuori degli Stati Uniti, il quadro di politica monetaria è rimasto eterogeneo. La Bank of Japan ha aumentato i tassi per contrastare le pressioni inflazionistiche e la persistente debolezza dello yen. La Bank of England, la Swiss National Bank e la Reserve Bank of Australia hanno invece mantenuto invariati i rispettivi tassi, pur adottando toni prudenti e lasciando aperta la possibilità di futuri interventi. Nel Regno Unito, il quadro è stato reso ancora più incerto dall’annuncio di questa mattina delle dimissioni di Keir Starmer, che resterà primo ministro fino alla nomina del nuovo leader laburista, prevista entro settembre.
Sul fronte geopolitico, la settimana è iniziata con la firma del memorandum tra Washington e Teheran, con la tregua di 60 giorni e la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz che hanno contribuito a ridurre i prezzi del petrolio. La situazione rimane tesa, soprattutto per le tensioni in Libano e le operazioni israeliane contro Hezbollah. I colloqui del fine settimana in Svizzera parrebbero aver prodotto esiti positivi, con una tabella di marcia verso un accordo definitivo e misure per evitare incidenti nello Stretto e favorire la de-escalation in Libano. Restano però aperte le questioni relative al programma nucleare iraniano e alle sanzioni contro l’Iran.
STATI UNITI
La Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso sui Federal Funds al 3,50%–3,75%, ma il tono della prima riunione presieduta da Kevin Warsh è risultato più aggressivo delle attese. Le nuove proiezioni indicano una crescita del PIL reale del 2,2% nel 2026 e un’inflazione PCE al 3,6%, con il tasso mediano previsto al 3,8% a fine anno. Il dot plot ha inoltre mostrato una forte divisione interna, con nove membri favorevoli ad almeno un rialzo entro dicembre. Warsh non ha presentato una propria previsione sui tassi, ha eliminato la forward guidance dal comunicato e ha ribadito la necessità di evitare che il rialzo dell’energia si trasferisca stabilmente a salari e prezzi.
EUROZONA
L’inflazione dell’Eurozona è stata confermata al 3,2% a maggio, dal 3,0% di aprile. L’energia è aumentata del 10,8%, mentre l’inflazione dei servizi è salita al 3,5%. Il dato conferma che le pressioni sui prezzi rimangono elevate e rafforza le motivazioni alla base del recente rialzo della BCE, mantenendo aperta la possibilità di ulteriori interventi.
GIAPPONE
La Bank of Japan ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo all’1,00%, il livello più elevato dal 1995. La decisione, approvata con sette voti favorevoli e uno contrario, riflette i timori che la debolezza dello yen e il rincaro dell’energia alimentino nuove pressioni inflazionistiche. Nonostante il rialzo, lo yen è rimasto debole, anche per effetto del rafforzamento del dollaro. L’inflazione annuale è salita leggermente all’1,5%, mentre l’indice core si è attestato all’1,4%.
REGNO UNITO
La Bank of England ha mantenuto il Bank Rate al 3,75%, con sette membri favorevoli e due orientati verso un rialzo al 4,00%. La decisione riflette il difficile equilibrio tra rallentamento economico e inflazione ancora superiore al target. A maggio il CPI annuale è rimasto stabile al 2,8%, mentre il dato mensile è aumentato dello 0,2%.
Sul fronte politico, il primo ministro Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni dalla leadership del Partito Laburista, pur rimanendo in carica fino alla scelta del successore. Il nuovo leader, e quindi il nuovo primo ministro, dovrebbe essere nominato entro la ripresa dei lavori parlamentari a settembre.
SVIZZERA
La Swiss National Bank ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0%. Le previsioni indicano un’inflazione dello 0,6% nel 2026 e nel 2027. La banca centrale ritiene che l’attuale impostazione resti adeguata, ma ha ribadito la propria disponibilità a intervenire sul mercato valutario in caso di un apprezzamento eccessivo del franco.
AUSTRALIA
La Reserve Bank of Australia ha mantenuto il cash rate invariato al 4,35%. La banca centrale ha riconosciuto che l’inflazione rimane troppo elevata, ma ha preferito attendere per valutare gli effetti dei tre rialzi già effettuati, che stanno rallentando consumi, mercato immobiliare e attività economica.
CINA
La People’s Bank of China ha mantenuto invariati i principali tassi di riferimento per il tredicesimo mese consecutivo, con la Loan Prime Rate a un anno al 3,00% e quella a cinque anni al 3,50%. La decisione è risultata in linea con le attese e riflette un approccio prudente, in un contesto in cui la solidità delle esportazioni è compensata dalla debolezza della domanda interna e del settore immobiliare.
CONCLUSIONI
La settimana ha segnato un cambiamento importante nelle aspettative sulla politica monetaria globale. La prima riunione della Fed presieduta da Kevin Warsh ha rafforzato la prospettiva di tassi statunitensi più elevati, sostenendo il dollaro e spingendo l’EUR/USD sotto quota 1,15. Anche le altre banche centrali hanno mantenuto un approccio prudente: la Bank of Japan ha aumentato i tassi, mentre Bank of England, SNB e RBA hanno lasciato invariata la propria politica, senza escludere nuovi interventi.
Sul fronte geopolitico, i progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno favorito il calo del petrolio, ma restano aperte le questioni relative al nucleare, alle sanzioni e alle tensioni in Libano.
Questa settimana l’attenzione sarà rivolta soprattutto ai PMI, all’inflazione PCE statunitense e agli sviluppi dei negoziati tra Washington e Teheran.
