Italy: La settimana nei mercati - 20 Luglio
INTRODUZIONE
La settimana appena trascorsa ha restituito segnali contrastanti ai mercati. Da una parte, il rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti ha ridotto le pressioni sulla Federal Reserve; dall’altra, il nuovo aumento delle tensioni in Medio Oriente ha riportato il Brent sopra i 90 dollari al barile, riaccendendo i timori che lo shock energetico possa tornare ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
Negli Stati Uniti, l’inflazione annuale è scesa al 3,5%, dal 4,2% di maggio, mentre su base mensile i prezzi sono diminuiti dello 0,4%. Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, ha rallentato al 2,6% annuo ed è rimasta invariata rispetto al mese precedente. Il dato ha rafforzato l’idea che la Federal Reserve potrebbe mantenere i tassi invariati nelle prossime riunioni causando nell’immediato una forte reazione sul cross EURUSD con il dollaro che si è indebolito in area 1,1480 per poi riportarsi in area 1,1430 in chiusura di settimana. Importante notare che la flessione è stata però determinata in larga parte dal comparto energetico e la nuova risalita del petrolio potrebbe ridurre parte del miglioramento osservato a giugno.
Spostandoci in Cina, il PIL del secondo trimestre è cresciuto del 4,3% su base annua, in rallentamento rispetto al 5,0% registrato nei primi tre mesi dell’anno. La crescita continua a essere sostenuta dalle esportazioni e dai settori tecnologici, mentre la domanda interna e gli investimenti rimangono più deboli.
In Canada, la banca centrale ha lasciato il tasso di riferimento invariato al 2,25%, scegliendo di attendere maggiore chiarezza sull’andamento dell’inflazione e sulle conseguenze economiche delle tensioni internazionali.
Nel Regno Unito, il PIL è cresciuto dello 0,1% a maggio, sostenuto soprattutto dal settore dei servizi. Nell’Eurozona, l’inflazione annuale di giugno è stata confermata al 2,8%, in calo dal 3,2% di maggio, mentre il dato core è sceso al 2,4%.
Il principale elemento di instabilità della settimana è stato tuttavia il forte peggioramento della situazione in Medio Oriente. La tregua raggiunta a giugno tra Stati Uniti e Iran si è progressivamente indebolita, lasciando spazio a una nuova fase di escalation. Teheran ha intensificato le operazioni contro obiettivi statunitensi e alleati nella regione. In uno degli attacchi sono rimasti uccisi alcuni militari americani, spingendo Washington a rispondere con nuovi bombardamenti contro infrastrutture militari e capacità missilistiche iraniane. Le tensioni si sono concentrate nuovamente sullo Stretto di Hormuz, dove il traffico commerciale è diminuito e sono stati segnalati nuovi incidenti che hanno coinvolto alcune petroliere.
Il nuovo aumento del petrolio complica il quadro per le banche centrali. I dati sull’inflazione pubblicati durante la settimana hanno mostrato un rallentamento delle pressioni sui prezzi, ma una fase prolungata di tensioni energetiche potrebbe rapidamente modificare le prospettive e ridurre lo spazio per una politica monetaria più accomodante.
STATI UNITI
• Inflazione annuale: 3,5%, dal 4,2% di maggio.
• Inflazione mensile: –0,4%, dopo il +0,5% di maggio.
• Inflazione core annuale: 2,6%, dal 2,9% precedente.
• Inflazione core mensile: invariata.
CINA
• PIL del secondo trimestre: +4,3% annuo, dal +5,0% del primo trimestre.
• Crescita trimestrale: +0,9%.
• PIL del primo semestre: +4,7% annuo.
REGNO UNITO
• PIL mensile: +0,1%, dopo il –0,1% di aprile.
• PIL trimestrale: +0,7%.
EUROZONA
• Inflazione annuale: 2,8%, dal 3,2% di maggio.
• Inflazione mensile: –0,1%.
• Inflazione core: 2,4%, dal 2,6% precedente.
• Inflazione dei servizi: 3,2%, dal 3,5%.
CONCLUSIONI
La settimana ha mostrato un rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti e nell’Eurozona, mentre la crescita è rimasta moderata nel Regno Unito e ha perso slancio in Cina.
Il nuovo aumento delle tensioni in Medio Oriente, la morte dei militari americani e il ritorno del Brent sopra i 90 dollari rappresentano però un rischio crescente per le prospettive sui prezzi e per le prossime decisioni delle banche centrali.
Questa settimana l’attenzione sarà concentrata sulla riunione della BCE e sull’inflazione del Regno Unito. Dopo il rialzo di giugno, lo scenario più probabile è che la BCE mantenga i tassi invariati, ribadendo però che nuovi interventi restano possibili qualora lo shock energetico dovesse tradursi in pressioni inflazionistiche più persistenti.
