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April 20, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 20 Aprile

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INTRODUZIONE

La settimana è stata dominata da tre driver principali: un parziale raffreddamento delle tensioni in Medio Oriente, la debolezza del dollaro e il dibattito sulle prossime mosse di politica monetaria negli Stati Uniti.

Sul fronte geopolitico, la tregua tra Stati Uniti e Iran ha continuato a reggere, pur in un contesto ancora fragile e molto sensibile a qualsiasi nuova indiscrezione sullo stato dei negoziati. Questo ha consentito un progressivo riassorbimento nei mercati del premio per il rischio, con un impatto diretto soprattutto sul comparto energetico. Il petrolio ha infatti corretto al ribasso rispetto ai picchi toccati durante la fase più acuta del conflitto, contribuendo ad alleggerire le aspettative inflazionistiche globali e favorendo un repricing più accomodante sui tassi.

In questo contesto, il dollaro ha proseguito la sua fase di indebolimento; l’EUR/USD si è spinto durante la settimana sopra area 1,18, in un movimento che non appare soltanto tecnico ma riflette anche un riposizionamento più profondo degli investitori. A sostenere il cross non sono solo il venir meno della domanda di dollaro come bene rifugio e il calo dei rendimenti reali, ma anche una combinazione di fattori più strutturali: normalizzazione del prezzo del petrolio, minore carry a favore del dollaro e aspettative di inflazione statunitense relativamente più elevate.

A rendere il quadro più delicato si sono aggiunte le nuove tensioni politiche negli Stati Uniti attorno alla Federal Reserve. Donald Trump ha infatti alzato nettamente i toni contro Jerome Powell, arrivando a minacciare apertamente di licenziarlo dal Board della Fed qualora non lasci l’incarico dopo la fine del mandato il 15 maggio. Il punto non è soltanto istituzionale: qualsiasi intensificazione dello scontro politico sulla banca centrale rischia infatti di tradursi in maggiore volatilità su dollaro, curva dei rendimenti e aspettative sulla policy. Anche in Europa, non a caso, diversi esponenti della BCE hanno ribadito in questi giorni come l’indipendenza della banca centrale resti una condizione essenziale per preservare credibilità e stabilità.

Sul fronte macroeconomico, la settimana non ha offerto un calendario particolarmente ricco, ma i dati pubblicati hanno comunque contribuito a mantenere un quadro misto. Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro continua a mostrare buona tenuta, mentre il comparto manifatturiero ha restituito segnali contrastanti tra indici regionali solidi e produzione industriale in calo. In Europa, l’inflazione finale di marzo dell’Eurozona è stata rivista al rialzo al 2,6%, sopra il 2,5% atteso e in netto aumento dall’1,9% di febbraio, segnale importante per misurare l’impatto del recente shock energetico sul quadro dei prezzi, mentre la componente core si è attestata al 2,3%. Nel Regno Unito, invece, il PIL di febbraio ha sorpreso positivamente con un +0,5% mensile. In Asia, la Cina ha registrato un PIL del primo trimestre al 5,0%, sopra le attese, ma i dati confermano che l’economia continua a muoversi a due velocità: da un lato export e produzione industriale restano solidi, dall’altro i consumi privati continuano a rappresentare l’anello debole. Più costruttivo, invece, il segnale proveniente dal mercato immobiliare, dove il ritmo di discesa dei prezzi delle abitazioni ha continuato a moderarsi.

Nel complesso, il quadro resta quello di un mercato estremamente reattivo, guidato più da notizie, aspettative e posizionamento che da una narrativa macroeconomica pienamente lineare. Il premio geopolitico si è ridotto, il dollaro ha perso forza e il focus si è spostato nuovamente su Fed, inflazione e crescita. Tuttavia, la combinazione tra tregua ancora fragile, shock energetico non del tutto riassorbito e crescenti tensioni politiche attorno alla banca centrale americana continua a mantenere elevata la probabilità di nuove fasi di volatilità.

Il passaggio più rilevante per l’avvio della nuova settimana arriva però proprio dagli sviluppi del weekend. Venerdì pomeriggio il mercato aveva accolto con forte sollievo la notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, interpretandola come un primo segnale concreto di normalizzazione e spingendo il greggio nella sua discesa giornaliera più marcata dall’8 aprile. Nel fine settimana, il clima di fiducia si è rapidamente ridimensionato, in quanto la normalizzazione dei flussi è apparsa solamente parziale. A peggiorare il quadro si è poi aggiunto il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave cargo iraniana, che ha provocato nuove minacce di ritorsione da parte di Teheran e riportato il mercato su una lettura più cauta con conseguente riprezzamento sia del greggio che del dollaro.

STATI UNITI

  • Core PPI m/m: 0,1%.

  • PPI m/m: 0,5%. → Dato più alto della componente core, ma non sufficiente a modificare in modo significativo la narrativa.

  • Philly Fed Manufacturing Index: 26,7. → Forte sorpresa positiva, che conferma una tenuta del comparto industriale al di sopra delle attese.

  • Fed / politica monetaria: il mercato continua a ipotizzare un atteggiamento piu cauto sul taglio dei tassi. → Il mix tra shock energetico, crescita ancora discreta e tensioni politiche attorno alla Fed mantiene elevata l’incertezza sul sentiero della politica monetaria.

EUROZONA

  • Inflazione area euro finale: 2,6% a/a a marzo vs 2,5% atteso; core CPI al 2,3%. → Il dato conferma che lo shock energetico ha riportato l’inflazione sopra il target BCE e soprattutto evidenzia una netta accelerazione rispetto all’1,9% di febbraio, mentre la componente core resta più contenuta.

  • Industrial Production m/m: 0,4% vs 0,3% atteso. → Rimbalzo moderato dopo la debolezza del mese precedente.

  • BCE: Lagarde, Rehn e Schnabel hanno confermato un approccio prudente e senza un percorso predefinito. → La banca centrale riconosce l’aumento dell’incertezza legato all’energia, ma ritiene prematuro reagire in modo affrettato finché non saranno più chiari gli effetti sul lungo termine.

MERCATI

  • USD: il dollaro ha ceduto gran parte dei guadagni accumulati durante la fase più acuta del conflitto.

  • EUR/USD: il cross si è spinto sopra 1,18 per poi ritracciare.

  • Petrolio: correzione al ribasso rispetto ai picchi delle scorse settimane. Si posiziona stabilmete sotto l’area dei $100/barile.

  • Oro: recupero nelle ultime sedute in area $4.800/oncia.

CONCLUSIONI

Per la prossima settimana, il focus resterà su due temi: Medio Oriente e Federal Reserve. Da un lato, l’evoluzione della tregua continuerà a influenzare petrolio, inflazione attesa e sentiment di mercato; dall’altro, il dollaro resterà molto sensibile a qualsiasi segnale sulla traiettoria dei tassi USA e sulle tensioni politiche attorno alla Fed.

In parallelo, i dati macro confermano un quadro ancora poco lineare: il Regno Unito ha sorpreso positivamente sul PIL, la Cina continua a crescere ma con consumi deboli, mentre l’Eurozona resta esposta al rischio energetico. In questo contesto, energia, dollaro e banche centrali continueranno a rappresentare i principali driver della volatilità su cambi, tassi e asset di rischio.

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