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March 17, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 17 Marzo

Corpay

INTRODUZIONE

La settimana è stata dominata dall’evoluzione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che continua a rappresentare il principale driver dei mercati. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di energia, hanno alimentato un aumento della volatilità e un ritorno dell’avversione al rischio sui mercati internazionali.

Il blocco dello stretto rappresenta il più grave shock alle forniture energetiche globali dagli anni ’70. Attraverso questo passaggio transita infatti circa il 20% del petrolio mondiale, rendendo eventuali interruzioni particolarmente destabilizzanti per i mercati energetici. Nel tentativo di tranquillizzare il mercato, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha annunciato il rilascio straordinario di circa 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. Nonostante l’intervento, il Brent ha continuato a salire arrivando a sfiorare i 92 dollari al barile, incorporando un significativo premio geopolitico. L’aumento dei prezzi energetici rappresenta un potenziale nuovo shock inflazionistico per le principali economie globali. Le banche centrali si trovano quindi a dover valutare se le tensioni energetiche possano rallentare il processo di disinflazione attualmente in corso. Gli Stati Uniti, pur risentendo dell’inflazione energetica, mantengono una posizione relativamente più resiliente grazie al loro ruolo di esportatore netto di energia, mentre l’Eurozona subisce un deterioramento dei termini di scambio ogni volta che il prezzo del petrolio aumenta.

Sul mercato valutario è tornata una dinamica tipica di risk-off, con dollaro statunitense e franco svizzero che hanno beneficiato della domanda di beni rifugio. L’EUR/CHF si posiziona in area 0.90 mentre EUR/USD ha ceduto dai massimi di inizio mese fino a scendere intorno a 1.1450 riflettendo sia la domanda di dollari sia la maggiore esposizione energetica dell’Europa rispetto agli Stati Uniti.

Oltre al conflitto in Medio Oriente, questa settimana si preannuncia particolarmente densa sul fronte delle banche centrali. La Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi invariati, il recente shock energetico potrebbe infatti rendere ancora più difficile riaprire il dibattito su tagli nel breve termine.

In Europa, la BCE dovrebbe anch’essa lasciare i tassi fermi nella riunione del 19 marzo. Il punto chiave sarà però il tono della conferenza stampa: diversi membri del Consiglio hanno riconosciuto che il rialzo del petrolio implica una combinazione di inflazione più alta e crescita più debole, ma per ora prevale l’idea di non reagire in modo immediato a uno shock energetico. I mercati hanno comunque rivisto sensibilmente il profilo dei tassi, arrivando a prezzare 30-35 punti base di rialzi nel corso del 2026, rispetto a nessuna variazione attesa appena due settimane fa.

Nel Regno Unito, la Bank of England è attesa in pausa a marzo, con il mercato che ha abbandonato l’ipotesi di un taglio immediato. Il consenso resta orientato verso due tagli nel corso dell’anno, ma il timing è diventato più incerto: la finestra più probabile si è spostata da marzo ad aprile o giugno, soprattutto a causa del nuovo rischio inflazionistico legato all’energia.

Anche la Bank of Canada dovrebbe mantenere invariati i tassi nella prossima riunione, con il mercato che valuta se lo shock petrolifero rappresenti un rischio tale da ritardare ulteriormente qualsiasi allentamento. Il messaggio prevalente è che la scala e la durata del conflitto saranno determinanti per capire se la banca centrale dovrà limitarsi a guardare oltre lo shock o se dovrà invece incorporarlo nello scenario di inflazione.

La Bank of Japan dovrebbe lasciare i tassi invariati a 0,75% la prossima settimana, ma il mercato continua a ritenere probabile un rialzo a 1,00% entro la fine di giugno. Il conflitto in Medio Oriente non ha modificato in modo sostanziale questo scenario, anche se l’aumento del petrolio rende il quadro più delicato per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.

Infine, la prima a riunirsi nella giornata di lunedì, la Royal Bank of Australia ha alzato i tassi di 25 bps al 4,10% con un voto molto diviso (5-4), segnalando crescente preoccupazione per i rischi inflazionistici in Australia. Il conflitto in Medio Oriente, attraverso il rialzo dei prezzi energetici, potrebbe mantenere la banca centrale su un tono hawkish e lasciare aperta la porta a ulteriori rialzi.

Parallelamente, sul fronte commerciale l’amministrazione statunitense ha avviato nuove indagini contro Cina, Unione Europea e altre economie, nel tentativo di sostituire i dazi reciproci introdotti dall’amministrazione Trump e successivamente annullati dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

STATI UNITI

• Inflazione USA: rimane invariata al 2,4% su base annua a febbraio.

→ Dato in linea con le attese ma ancora superiore al target della Federal Reserve.

• I mercati prezzano una probabilità superiore al 99% di tassi invariati nel prossimo meeting della Fed.

→ Le aspettative di un eventuale taglio dei tassi sono state rinviate verso la seconda parte del 2026.

• JOLTS Job Openings: le offerte di lavoro USA sono salite da 6,55 milioni di dicembre (rivisto da 6,542 milioni) a 6,946 milioni a gennaio, sopra le attese di 6,7 milioni.

→ dato visto come segnale di un mercato del lavoro ancora solido, elemento che ha sostenuto il dollaro.

• GDP: la crescita del PIL USA del Q4 si è attestata a +0,7%, sotto il consenso di +1,4%.

→ nonostante il PIL più debole delle attese, il mercato ha dato più peso al dato JOLTS e ai timori su prezzi energetici elevati, ipotizzando una Fed attendista.

EUROZONA

• Inflazione Germania: 1,9% su base annua (vs 2,1% precedente). → Dato in linea con le attese.

• I ministri delle Finanze del G7 hanno confermato che non vi è attualmente una corsa alle scorte di petrolio, ma che i Paesi restano pronti a intervenire per garantire l’approvvigionamento energetico qualora necessario.

• Isabel Schnabel (BCE) ha evidenziato come il recente aumento dei prezzi dell’energia introduca maggiore incertezza nel percorso di disinflazione.

• Luis de Guindos (BCE) ha sottolineato che la guerra in Iran rappresenta un nuovo elemento di volatilità che potrebbe complicare le prossime proiezioni macroeconomiche.

→ Un eventuale prolungamento dello shock energetico potrebbe avere effetti più significativi sulla crescita europea.

MERCATI

• Le tensioni energetiche continuano a guidare i mercati, con il rischio di un prolungato shock nelle forniture globali.

→ Il blocco delle rotte energetiche rappresenta il principale rischio per la stabilità dei mercati.

• Petrolio volatile vicino ai 100 dollari al barile.

• Oro stabile sopra i $5,000/oncia.

• Dollaro in rafforzamento, con EUR/USD sceso in area 1.1450.

• Franco svizzero tra le principali valute rifugio EUR/CHF in area 0.90.

• Mercati finanziari caratterizzati da maggiore volatilità a causa dell’incertezza geopolitica.

Il principale rischio per i mercati resta il prolungamento del blocco delle rotte energetiche globali.

CONCLUSIONI

I mercati entrano nella nuova settimana con il fattore geopolitico come principale driver, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare direttamente i mercati energetici e le aspettative di inflazione globale influenzando cosi le banche centrali nelle proprie politiche monetarie.

L’attenzione degli operatori resterà concentrata sull’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz e sui possibili effetti sui prezzi dell’energia, che potrebbero modificare il percorso di disinflazione e le aspettative sulle politiche monetarie.

Dal punto di vista macroeconomico, questa settimana sarà particolarmente rilevante anche per il calendario delle principali banche centrali globali.

Sono infatti previste le riunioni di:

· Federal Reserve

· Banca Centrale Europea

· Bank of England

· Bank of Canada

· Bank of Japan

· Swiss National Bank

Le decisioni e soprattutto le conferenze stampa delle banche centrali saranno osservate con attenzione alla luce del nuovo contesto energetico e geopolitico. In Europa, l’attenzione resterà inoltre concentrata sui dati sull’inflazione, che potrebbero fornire indicazioni importanti sul percorso di politica monetaria della BCE.

Nel complesso, la settimana si preannuncia particolarmente importante per valutare se le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi energetici possano tradursi in un cambiamento più strutturale delle aspettative su inflazione, crescita e tassi di interesse globali.

Corpay