Italy: La settimana nei mercati - 15 Giugno
INTRODUZIONE
La settimana appena trascorsa è stata dominata dall'andamento del petrolio e dalle sue implicazioni per inflazione, banche centrali e mercati finanziari.
In Europa, la BCE ha adottato un approccio più aggressivo del previsto, aumentando i tassi di interesse per contrastare il rischio che il rialzo dei prezzi energetici si trasferisca a salari e servizi, rendendo più difficile il ritorno dell'inflazione verso il target del 2%. Lagarde ha ribadito che la stabilità dei prezzi resta la priorità, anche a fronte di una crescita economica debole, e ha lasciato aperta la porta a ulteriori interventi se le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.
Anche negli Stati Uniti il tema inflazione è rimasto centrale. I solidi dati sul mercato del lavoro e l'aumento dell'inflazione complessiva, trainata soprattutto dall'energia, hanno ridotto le aspettative di futuri tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Sebbene l'inflazione core sia rimasta relativamente contenuta, i prezzi alla produzione hanno mostrato un'accelerazione significativa, aumentando i timori che i maggiori costi energetici possano trasferirsi progressivamente ai consumatori.
La Bank of Canada ha invece mantenuto i tassi invariati, evidenziando un quadro ancora molto incerto. Da un lato, petrolio e problemi nelle catene di approvvigionamento potrebbero alimentare l'inflazione; dall'altro, il rallentamento economico legato ai dazi e alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti potrebbe richiedere una politica monetaria più accomodante in futuro.
Nel fine settimana il quadro è cambiato rapidamente sul fronte geopolitico. Stati Uniti e Iran hanno annunciato un accordo preliminare per sospendere le ostilità e avviare una fase negoziale di 60 giorni. La prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz e di una riduzione dei rischi per le forniture energetiche ha provocato un forte calo del petrolio, un recupero dei mercati azionari e un indebolimento del dollaro, che ha perso parte del sostegno derivante dalla domanda di beni rifugio. L'EUR/USD è così tornato sopra quota 1,16.
Tuttavia, la tenuta dell'accordo rimane incerta. Israele non ha partecipato direttamente ai negoziati e ha chiarito che continuerà a prendere decisioni autonome in materia di sicurezza. Inoltre, restano aperte le questioni legate al Libano e a Hezbollah, elementi che potrebbero compromettere il processo di distensione regionale.
Per i mercati, il messaggio è chiaro: se la tregua dovesse consolidarsi e il petrolio continuasse a scendere, le pressioni inflazionistiche potrebbero attenuarsi e le aspettative di tassi elevati potrebbero ridursi, indebolendo ulteriormente il dollaro. Se invece le tensioni dovessero riaccendersi, energia, inflazione e politica monetaria tornerebbero rapidamente al centro dell'attenzione, con effetti potenzialmente favorevoli per il dollaro e negativi per gli asset più rischiosi.
STATI UNITI
Inflazione CPI maggio: +0,5% mensile e +4,2% annuale.
Il dato annuale è aumentato rispetto al 3,8% di aprile, raggiungendo il livello più elevato da aprile 2023.
Core CPI maggio: +0,2% mensile e +2,9% annuale.
Producer Price Index maggio: +1,1% mensile e +6,5% annuale.
Prezzi dei beni alla produzione: +2,8% mensile.
Il forte aumento dei costi energetici accresce il rischio che le imprese trasferiscano progressivamente una parte dei maggiori oneri sui prezzi finali. Questo scenario potrebbe rendere più persistente l’inflazione e complicare ulteriormente le prossime decisioni della Fed.
EUROZONA
La Banca Centrale Europea ha aumentato i tre principali tassi di interesse di 25 punti base.
Tasso sui depositi: 2,25%, dal precedente 2,00%.
Tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali: 2,40%.
Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: 2,65%.
Decisione: rialzo di 25 punti base.
Inflazione prevista dalla BCE: – 2026: 3,0%; – 2027: 2,3%; – 2028: 2,0%.
Crescita prevista: – 2026: 0,8%; – 2027: 1,2%; – 2028: 1,5%.
CONCLUSIONI
La settimana ha confermato come l’energia rimanga il principale punto di collegamento tra geopolitica, inflazione e politica monetaria. Negli Stati Uniti, l’accelerazione dell’inflazione complessiva e il forte aumento dei prezzi alla produzione rendono difficile ipotizzare un allentamento della Federal Reserve nel breve periodo.
Nell’Eurozona, la BCE ha scelto di intervenire preventivamente, privilegiando il contenimento delle pressioni inflazionistiche nonostante il deterioramento delle prospettive di crescita. Un eventuale secondo rialzo dipenderà soprattutto dalla persistenza dello shock energetico e dalla sua trasmissione a salari e servizi.
L’intesa preliminare tra Stati Uniti e Iran potrebbe però modificare rapidamente questo scenario. Una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz e una normalizzazione dei flussi energetici ridurrebbero le pressioni sul petrolio e, di conseguenza, sulle aspettative di inflazione. La tenuta dell’accordo rimane tuttavia incerta, soprattutto per la posizione di Israele e per le modalità con cui il cessate il fuoco verrà esteso ai diversi fronti regionali.
L’attenzione della prossima settimana sarà concentrata principalmente sulla riunione della Federal Reserve, la prima presieduta dal nuovo governatore Kevin Warsh. I mercati non si attendono variazioni dei tassi, ma saranno determinanti il tono della conferenza stampa, le nuove proiezioni economiche e le indicazioni sull’eventualità di futuri rialzi qualora le pressioni inflazionistiche dovessero persistere. Particolare attenzione sarà rivolta anche alla Bank of Japan, per la quale il mercato considera possibile un rialzo di 25 punti base, e alla Bank of England, da cui non sono attese modifiche immediate ma potrebbero emergere segnali in favore di un futuro inasprimento monetario.
