Italy: La settimana nei mercati - 13 Luglio
INTRODUZIONE
La settimana appena trascorsa ha confermato quanto il quadro per i mercati resti complesso. Da una parte, i dati economici continuano a mostrare una discreta tenuta; dall’altra, l’inflazione rimane un problema irrisolto e le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riportato in primo piano il rischio di un ulteriore aumento dei prezzi energetici.
Negli Stati Uniti, l’appuntamento principale è stato la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve. Il documento ha mostrato una banca centrale ancora molto attenta all’andamento dell’inflazione e poco propensa a modificare rapidamente la propria politica monetaria.
I membri del FOMC hanno riconosciuto che l’economia americana continua a crescere e che il mercato del lavoro, pur avendo perso parte dello slancio degli ultimi mesi, rimane nel complesso solido. Allo stesso tempo, hanno evidenziato come i rischi per l’inflazione siano ancora orientati al rialzo, anche a causa dei dazi, dei prezzi dell’energia e della forza della domanda interna.
Dai verbali non è emersa necessariamente la volontà di aumentare nuovamente i tassi nel breve periodo. Il messaggio è stato però piuttosto chiaro: la Federal Reserve non ha fretta di rendere più accomodante la propria politica e potrebbe mantenere i tassi su livelli restrittivi più a lungo, in attesa di segnali più convincenti di una discesa dell’inflazione.
I dati pubblicati durante la settimana hanno rafforzato questa impostazione. L’indice ISM dei servizi è rimasto in territorio espansivo, confermando la buona tenuta del settore più importante dell’economia americana.
Dopo la debolezza dei Non-Farm Payrolls della settimana precedente, gli ultimi dati hanno quindi restituito un quadro più equilibrato. Il mercato del lavoro statunitense sta rallentando, ma non sembra ancora vicino a un deterioramento tale da richiedere un intervento immediato da parte della Fed.
Sul mercato valutario, l’EUR/USD si è mantenuto relativamente stabile, muovendosi prevalentemente tra area 1,14 e 1,1460. Il dollaro ha trovato sostegno nel tono prudente della Federal Reserve e nella tenuta dei dati economici.
Anche nell’Eurozona, i verbali dell’ultima riunione della BCE hanno mostrato una banca centrale ancora concentrata sul rischio inflazione. Il Consiglio direttivo ha sottolineato come un aumento prolungato dei prezzi dell’energia potrebbe trasferirsi gradualmente anche ai prezzi dei beni e dei servizi, rendendo più difficile il ritorno dell’inflazione verso il target.
Il rialzo dei tassi deciso a giugno è stato quindi considerato appropriato alla luce del quadro economico e dei rischi ancora presenti. La BCE ha comunque ribadito che le prossime decisioni verranno prese riunione dopo riunione, sulla base dei dati disponibili, senza indicare in anticipo un percorso prestabilito per i tassi.
Sul fronte macroeconomico sono arrivati segnali incoraggianti dalla Germania. La produzione industriale è cresciuta più delle attese, grazie soprattutto al settore automobilistico, mentre l’aumento delle esportazioni e il calo delle importazioni hanno favorito un miglioramento del surplus commerciale.
I dati suggeriscono che l’economia tedesca potrebbe avere evitato una nuova contrazione nel secondo trimestre. La ripresa resta tuttavia ancora fragile e concentrata in pochi settori, oltre a essere particolarmente esposta a un eventuale nuovo aumento dei costi energetici.
Il principale elemento di instabilità della settimana è stato però ancora una volta il Medio Oriente. Dopo i progressi diplomatici delle settimane precedenti, le nuove operazioni militari tra Stati Uniti e Iran hanno messo in dubbio la tenuta dell’intesa provvisoria raggiunta a giugno.
L’attenzione si è concentrata nuovamente sullo Stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per il commercio mondiale di petrolio. Gli incidenti che hanno coinvolto alcune navi commerciali e il successivo scambio di operazioni militari hanno rallentato il traffico marittimo e riacceso i timori di possibili interruzioni delle forniture.
Il mercato non sta ancora scontando un blocco significativo dei flussi energetici, ma l’aumento del rischio geopolitico è stato sufficiente a riportare pressione al rialzo sul prezzo del petrolio. Un aumento prolungato delle quotazioni rappresenterebbe un problema soprattutto per le banche centrali, perché potrebbe alimentare nuovamente l’inflazione proprio mentre la crescita globale inizia a mostrare alcuni segnali di rallentamento.
STATI UNITI
I dati pubblicati durante la settimana hanno mostrato un’economia ancora in espansione e un mercato del lavoro complessivamente resiliente.
• Indice ISM dei servizi: 54,0 punti, dai 54,5 precedenti.
• Componente dell’attività economica: 55,4 punti.
• Nuovi ordini nel settore dei servizi: 55,1 punti.
• Componente occupazione: 51,2 punti, nuovamente in territorio espansivo dopo quattro mesi di contrazione.
• Nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione: 215 mila, in calo dalle 217 mila della settimana precedente.
EUROZONA
• I verbali della riunione BCE di giugno hanno confermato che il Consiglio direttivo rimane particolarmente attento all’impatto dei prezzi energetici sull’inflazione.
In Germania, i dati relativi a maggio hanno offerto qualche segnale positivo per l’attività economica.
• Produzione industriale: +0,9% mensile, rispetto al +0,2% atteso.
• Produzione del settore automobilistico: +3,6% mensile.
• Esportazioni: +0,9% mensile.
• Importazioni: –2,5% mensile.
• Surplus commerciale: 19,1 miliardi di euro, dai 14,7 miliardi di aprile.
CONCLUSIONI
La settimana ha confermato che Fed e BCE restano prudenti, frenate da un’inflazione che non consente un rapido allentamento monetario.
Negli Stati Uniti, la tenuta dei servizi e il basso livello dei licenziamenti permettono alla Fed di mantenere un approccio attendista. In Europa, i segnali positivi dalla Germania restano fragili, mentre il rischio energetico continua a rappresentare una minaccia per l’inflazione.
Questa settimana l’attenzione sarà concentrata soprattutto sull’IPC statunitense, sul PIL del Regno Unito e sulla decisione sui tassi della Bank of Canada.
