Italy: La settimana nei mercati - 26 Ottobre
INTRODUZIONE
I PMI della scorsa settimana hanno confermato una crescita ancora solida negli Stati Uniti, mentre l’Eurozona mostra segnali di rallentamento. La domanda americana permetterebbe alle imprese di trasferire i rincari sui consumatori; in Europa, invece, l’aumento dei costi energetici e la debolezza dell’attività continuano a pesare sui margini aziendali e sull’euro.
La Francia resta sotto osservazione, tra proteste, difficoltà di bilancio e tensioni sui titoli di Stato. Venerdì Moody’s ha confermato il rating, evitando il temuto declassamento, ma ha mantenuto l’outlook negativo in attesa di misure credibili per ridurre il deficit.
In Medio Oriente, i nuovi attacchi in Arabia Saudita e le minacce sulle rotte di navigazione hanno spinto il petrolio ai massimi da quasi sei mesi. I tentativi di mediazione del weekend hanno favorito una leggera correzione delle quotazioni lunedì mattina, ma le tensioni restano elevate.
In questo contesto si apre una settimana importante per le banche centrali. Mercoledì la Fed dovrebbe mantenere i tassi invariati, con l’attenzione rivolta alle indicazioni su un possibile rialzo a dicembre. Anche la BCE, giovedì, è attesa ferma: saranno centrali i commenti della Lagarde.
Venerdì sarà il turno della Bank of Japan, anch’essa attesa invariata dopo il rialzo di settembre. Con l’inflazione nuovamente sopra l’obiettivo, il mercato guarderà alle nuove proiezioni e alle indicazioni sui prossimi interventi.
MERCATI VALUTARI
L’EUR/USD ha perso parte del terreno recuperato nella settimana precedente, passando da circa 1,1230 di lunedì 19 ottobre a quota 1,1200 venerdì, penalizzato dalle tensioni francesi e dai dati europei meno brillanti.
L’euro si è indebolito anche contro la sterlina, con l’EUR/GBP sceso sotto 0,8400, sui minimi da maggio 2025. A favorire la valuta britannica sono stati dati economici più solidi e un’inflazione in accelerazione, che hanno rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi della Bank of England.
L’EUR/JPY si è avvicinato a quota 175, sui minimi da oltre un anno, complice la maggiore domanda di yen e le attese di ulteriori rialzi dei tassi giapponesi.
MATERIE PRIME E GEOPOLITICA
Il petrolio ha proseguito il rialzo, accelerando soprattutto nella seduta di venerdì:
Brent: 116,72 dollari al barile, circa +6% nella settimana.
WTI: 103,27 dollari al barile, +2,3% nella settimana.
A sostenere le quotazioni sono stati i nuovi attacchi degli Houthi in Arabia Saudita e gli incidenti marittimi nel Golfo, che hanno alimentato i timori per le forniture. Giovedì Saudi Aramco ha disposto l’evacuazione della sede di Dhahran.
Nel weekend sono ripresi i tentativi diplomatici, con una delegazione qatariota a Teheran e nuovi colloqui previsti con Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Nonostante gli sforzi di mediazione, proseguono gli attacchi e le minacce di ulteriori operazioni militari.
Le speranze di una de-escalation hanno riportato il Brent sotto 115 dollari lunedì mattina. Intanto, la prima nave di diesel russo diretta a New York ha dato seguito all’accordo tra Mosca e Washington per aumentare l’offerta di combustibili.
L’oro ha perso circa il 4% nella settimana, attestandosi questa mattina intorno a 4.000 dollari l’oncia.
STATI UNITI
PMI composito: a ottobre è sceso a 57,6 punti, dai 58,4 di settembre, restando su livelli indicativi di una crescita sostenuta.
PMI manifatturiero: indice a 56,0 punti, dai 55,9 del mese precedente e sopra le attese di 55,5.
PMI servizi: 57,9 punti, dai 58,8 di settembre.
Prezzi: i prezzi di vendita manifatturieri sono aumentati al ritmo più rapido dal 2022. Energia, trasporti e ritardi nelle forniture continuano a far salire i costi, mentre la buona tenuta degli ordini permette alle imprese di trasferire i rincari ai clienti.
EUROZONA
PMI composito: sceso a 51,9 punti, dai 53,1 di settembre, sotto le attese di 52,7. L’attività continua a crescere, ma al ritmo più lento da quattro mesi.
PMI manifattura e servizi: il PMI manifatturiero è diminuito a 52,4 punti, dai 52,9 precedenti; quello dei servizi è sceso a 51,7, dai 53,0 di settembre.
Prezzi e margini: l’aumento dei costi energetici pesa soprattutto sulla manifattura. I prezzi di vendita crescono più lentamente dei costi, un segnale di pressione sui margini e di una trasmissione ancora limitata dei rincari ai clienti.
Francia: Moody’s ha confermato Aa3 con outlook negativo. Il giudizio è legato all’approvazione di un bilancio 2027 che riduca il deficit e a un’attenuazione delle tensioni finanziarie e sociali.
Francia: Moody’s stima un deficit del 5,2% del PIL nel 2027, superiore all’obiettivo governativo del 5%. Le manifestazioni sono proseguite nel weekend, con minore intensità, mentre i sindacati hanno annunciato uno sciopero nazionale per il 5 novembre.
RESTO DEL MONDO
Regno Unito: l’inflazione di settembre è salita al 3,5% annuo, dal 3,1% di agosto. Il PMI composito di ottobre è aumentato a 53,1 punti, dai 52,0 precedenti, grazie al miglioramento sia dei servizi sia della manifattura. Più deboli i consumi: le vendite al dettaglio in volume sono diminuite dello 0,4% mensile a settembre. Mercoledì il governo presenterà il nuovo bilancio, un appuntamento importante anche per le attese sui tassi della Bank of England.
Giappone: l’inflazione core, che esclude gli alimentari freschi ma comprende l’energia, è salita al 2,1% annuo, dall’1,7% di agosto. L’indice che esclude anche l’energia è aumentato al 2,4%, dall’1,9%, confermando una diffusione delle pressioni sui prezzi.
Brasile: Lula ha vinto il ballottaggio presidenziale con circa il 51,8% dei voti, ottenendo un quarto mandato. Flávio Bolsonaro ha contestato il risultato e annunciato un ricorso.
CONCLUSIONI
La settimana ha visto l’euro perdere terreno, frenato dal rallentamento dell’attività europea e dalle tensioni francesi. Il rialzo del petrolio ha mantenuto alta l’attenzione sull’inflazione, mentre l’oro ha ceduto circa il 4%, risentendo delle attese di ulteriori strette monetarie.
Questa settimana l’attenzione si sposterà sulle banche centrali: mercoledì 28 ottobre la Fed, giovedì 29 la BCE e venerdì 30 la Bank of Japan. Più delle decisioni sui tassi, saranno le indicazioni sui prossimi interventi a orientare i mercati valutari.
Sul fronte macroeconomico, giovedì sono attesi il PIL americano del terzo trimestre e l’inflazione PCE, mentre venerdì arriveranno il PIL dell’Eurozona e i dati preliminari sull’inflazione delle principali economie europee. Restano sotto osservazione anche il bilancio britannico e gli sviluppi diplomatici in Medio Oriente.