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March 23, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 23 Marzo

Corpay

INTRODUZIONE

La settimana è stata dominata dal fitto calendario di riunioni delle principali banche centrali, chiamate a confrontarsi con un contesto reso più complesso dal recente shock energetico e dal perdurare delle tensioni in Medio Oriente. Nel complesso, il messaggio emerso è stato di prudenza: Fed, BCE, Bank of England, Bank of Canada, Bank of Japan e Swiss National Bank hanno tutte mantenuto i tassi invariati, confermando un approccio attendista in una fase in cui l’incertezza sull’evoluzione dell’inflazione resta elevata.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha lasciato invariato il corridoio dei Fed Funds tra il 3,50% e il 3,75%. La decisione è stata quasi unanime, con la sola eccezione di Stephen Miran, favorevole a un taglio immediato di 25 punti base. Dalle nuove proiezioni emerge un quadro misto: da un lato, la revisione al rialzo delle stime di inflazione, con il PCE atteso al 2,7% nel 2026 rispetto al 2,4% indicato a dicembre, rafforza l’ala più hawkish; dall’altro, la mediana dei dot plot continua a suggerire almeno un taglio entro fine anno. Il messaggio complessivo resta quindi quello di una Fed prudente, meno accomodante rispetto a quanto il mercato aveva iniziato a prezzare nelle scorse settimane.

Anche la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi, ribadendo l’impegno a riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. La guerra in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi energetici hanno però aumentato significativamente l’incertezza. La BCE ha rivisto al rialzo le stime di inflazione, soprattutto per il 2026, e contestualmente tagliato le previsioni di crescita, riconoscendo che l’impatto sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia di famiglie e imprese potrebbe essere più ampio del previsto. Christine Lagarde ha sottolineato che l’istituto è ben posizionato per affrontare eventuali shock, ribadendo l’assenza di un percorso predefinito sui tassi.

Nel Regno Unito, la Bank of England ha anch’essa lasciato i tassi fermi al 3,75%, mantenendo un approccio prudente in attesa di capire se il nuovo shock energetico si tradurrà in un rallentamento più persistente del processo disinflazionistico. Sullo stesso tono anche la Bank of Canada, che ha segnalato come il ruolo delle materie prime resti centrale per valutare i rischi su crescita e inflazione.

Anche sul fronte asiatico, la Bank of Japan ha mantenuto invariata la propria impostazione, pur riconoscendo che salari più forti e domanda interna in miglioramento rendono più plausibile una graduale normalizzazione nel corso dell’anno. La Reserve Bank of Australia è rimasta l’unica a inviare un segnale più restrittivo nelle ultime settimane, mentre la Swiss National Bank ha confermato un atteggiamento prudente, sottolineando i rischi legati all’energia e al cambio.

Parallelamente, il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare il principale fattore di rischio per i mercati. Dopo l’attacco di Israele al giacimento iraniano di South Pars, il più grande al mondo, Teheran ha reagito colpendo un importante hub del gas in Qatar e lanciando una raffica di missili contro Riyadh. Il rischio di un’estensione del conflitto alle infrastrutture energetiche resta elevato. Nel fine settimana, il quadro si è ulteriormente aggravato dopo che Donald Trump ha lanciato a Teheran un ultimatum di 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciando in caso contrario attacchi diretti alle infrastrutture energetiche iraniane, in particolare agli impianti elettrici. La risposta iraniana è stata immediata: Teheran ha minacciato una chiusura totale dello stretto in caso di nuove offensive e ha avvertito che eventuali attacchi alle proprie infrastrutture verrebbero seguiti da ritorsioni contro asset energetici regionali e interessi statunitensi. Questo passaggio alza significativamente il rischio di un conflitto più lungo e meno gestibile dal punto di vista dei mercati, perché introduce uno scenario in cui non è più in discussione soltanto la sicurezza del traffico marittimo, ma la possibilità di un attacco diretto alla capacità energetica dell’Iran e di una successiva escalation sull’intera infrastruttura energetica del Golfo.

STATI UNITI

  • Federal Reserve: tassi invariati al 3,50%-3,75%, con un solo dissenso a favore di un taglio immediato. → La Fed conferma un approccio prudente e data-dependent.

  • Dot plot / proiezioni: la banca centrale stima un’inflazione più elevata, soprattutto per effetto del rialzo dei prezzi energetici, e rafforza l’ipotesi di un solo taglio nel corso dell’anno. → Il mercato riduce le aspettative di allentamento rapido.

EUROZONA

  • Inflazione area euro finale: 1,9% a/a, in linea con le attese, ma in rialzo.

  • Core CPI finale: 2,4% a/a, invariato e sopra il target BCE. → L’inflazione resta sotto controllo ma con rischi al rialzo legati all’energia.

  • Inflazione Italia: +0,7% m/m e +1,5% a/a. → Accelera l’inflazione trainata soprattutto da servizi ricreativi, trasporti e alimentari non lavorati.

  • BCE: tassi invariati; tasso sui depositi al 2,00%, rifinanziamenti principali al 2,15%, prestiti marginali al 2,40%. → La BCE conferma un approccio attendista e senza percorso predefinito sui tassi.

  • Schnabel / de Guindos: il recente aumento dei prezzi dell’energia rende più incerto il percorso di inflazione e crescita. → Un eventuale prolungamento dello shock energetico potrebbe avere effetti più significativi sull’economia europea.

MERCATI

  • EUR/USD recupera terreno e chiude la settimana in area 1,1550. → Possibile riposizionamento su una BCE hawkish.

  • Petrolio sostenuto dal rischio geopolitico sopra i $100/barile. → Il principale fattore di volatilità resta il potenziale ampliamento del conflitto.

  • Oro crolla dai massimi e si riposiziona in area $4,200/oncia

CONCLUSIONI

Nel complesso, la settimana ha restituito un quadro di banche centrali ancora orientate alla prudenza, con un consenso crescente sul fatto che l’allentamento monetario sarà più graduale del previsto e fortemente dipendente dall’evoluzione dell’inflazione energetica. Negli Stati Uniti, i dati reali si confermano relativamente solidi, ma le pressioni sui prezzi alla produzione e il nuovo shock petrolifero rafforzano la posizione attendista della Fed. In Europa, il crollo degli indici ZEW e il rialzo delle stime di inflazione segnalano un equilibrio sempre più fragile tra crescita e stabilità dei prezzi.

Per questa settimana il calendario macro sarà meno intenso, ma resteranno da monitorare con attenzione:

  • I dati sull’inflazione nel Regno Unito e in Giappone;

  • Discorso di Christine Lagarde in Europa;

  • PMI provvisori in nell’eurozona e negli Stati Uniti;

Il mercato resterà inoltre fortemente sensibile alle notizie geopolitiche, soprattutto per quanto riguarda il conflitto tra Stati Uniti e Iran e la situazione nello Stretto di Hormuz, che continua a rappresentare il principale fattore di rischio per inflazione, energia e aspettative di politica monetaria globali.

Corpay