Italy: La settimana nei mercati - 23 Febbraio

INTRODUZIONE
La settimana è stata caratterizzata da un ritorno a condizioni di mercato più ordinate dopo l’elevata volatilità osservata in questa prima parte di anno.
Il dollaro ha trovato supporto in seguito alla pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve. Dai verbali è infatti emerso che se da un lato l’ipotesi di ulteriori tagli nel breve termine rimane sul tavolo, dall’altro qualora l’inflazione dovesse dimostrarsi persistente un ulteriore rialzo non può essere escluso. Questo ha portato il mercato a ridurre parzialmente le aspettative di allentamento nei prossimi mesi, sostenendo il dollaro e determinando un lieve rialzo dei rendimenti sul tratto medio-breve della curva USA. Nonostante l’arrivo di un nuovo Presidente della Fed nei prossimi mesi mantenga aperto il dibattito sulle future scelte di politica monetaria, il consenso di mercato resta orientato verso due tagli nel corso dell’anno.
La Corte Suprema USA ha dichiarato illegittimi i dazi globali imposti da Trump perché introdotti senza l’autorizzazione del Congresso, che è l’unico organo con il potere di imporre tasse. Trump ha reagito criticando i giudici e annunciando nuovi dazi del 10% (poi portati al 15%) basati su altre norme che prevedono, ad ogni modo, una durata massima di 150 giorni. Resta incerto se le aziende che hanno pagato i dazi illegali verranno rimborsate ma le stesse sono già pronte a ricorrere contro l’amministrazione Trump.
In Europa, l’attenzione si è concentrata su indiscrezioni riportate dal Financial Times secondo cui Christine Lagarde starebbe valutando la possibilità di lasciare l’incarico prima della scadenza del mandato nel 2027. La BCE ha prontamente ridimensionato le speculazioni, sottolineando che la Presidente resta pienamente impegnata nel proprio ruolo. I mercati non hanno reagito in modo significativo, ma il tema della futura leadership della banca centrale resta sotto osservazione, soprattutto in vista del rinnovo di diversi seggi nel Consiglio esecutivo nei prossimi anni.
Sul fronte geopolitico, le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate al centro dell’attenzione. Le dichiarazioni di Washington sul possibile ricorso all’opzione militare e le esercitazioni iraniane nello Stretto di Hormuz - alle quali si sarebbero unite anche unità cinesi e russe - hanno riacceso i timori di interruzioni dell’offerta energetica globale. Il petrolio ha reagito con un deciso rialzo di c. Il 5%.
Per concludere, nessuna sorpresa dalla riunione della Banca Centrale della nuova Zelanda che ha lasciato i tassi invariati al 2,25%.
STATI UNITI
Federal Reserve & Tassi
Verbali FOMC: tono più restrittivo del previsto.
Diversi membri pronti a considerare un rialzo dei tassi qualora l’inflazione restasse sopra il 2%.
→ Ridimensionate le aspettative di tagli nel breve termine.
Dati macro
Philly Fed Manufacturing Index: 16,3 (prec. 12,6).
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione: rilevazione settimanale: 206K (–23K rispetto a 229K).
→ Mercato del lavoro ancora solido, crescita in moderato rallentamento ma senza segnali di deterioramento marcato.
EUROZONA
Leadership BCE
Financial Times riporta indiscrezioni su possibile uscita anticipata di Lagarde, la BCE smentisce ufficialmente qualsiasi decisione in merito.
Possibili candidati citati: Hernandez de Cos, Klaas Knot, Fabio Panetta.
→ Impatto di mercato contenuto, ma tema della governance futura sotto osservazione.
Dati macro
Germania: Inflazione annual (Gennaio): 2,1% (prec. 1,8%). ZEW Economic Sentiment in calo allo 58,3 vs 59,6 precedente.
Eurozone Consumer Confidence: -12 (invariato).
→ Indicatori misti, ma contesto complessivamente stabile.
MERCATI & COMMODITIES
Petrolio: Brent in rialzo in area 72 $/barile. WTI sopra 65 $/barile.
Azionario: Settimana interlocutoria, in leggero aumento ma volatilità contenuta.
CONCLUSIONI
Il mercato sta entrando in una fase di maggiore stabilizzazione dopo le turbolenze di inizio mese. I verbali della Fed hanno riportato l’attenzione sulla persistenza dell’inflazione e hanno ridimensionato le aspettative di un ciclo di tagli rapido, sostenendo il dollaro che si posiziona in area 1.18.
In Europa, le speculazioni sulla leadership BCE non hanno prodotto effetti immediati, ma mantengono alta l’attenzione sul futuro assetto istituzionale dell’area.
Sul fronte geopolitico, le tensioni USA-Iran rappresentano uno dei principali fattori di rischio nel breve termine, con il petrolio che funge da barometro della situazione.
Guardando alla settimana entrante, l’attenzione degli operatori resterà focalizzata su:
Eventuali sviluppi nel confronto USA–Iran
Nuove dichiarazioni dell’amministrazione statunitense (discorso del Presidente Trump)
Dati sull’inflazione in Europa.
Il contesto rimane incerto, sensibile a shock geopolitici e a ulteriori segnali di divergenza nelle politiche monetarie.
