Italy: La settimana nei mercati - 21 Settembre
INTRODUZIONE
A Jackson Hole, Kevin Warsh aveva preparato i mercati a una Federal Reserve più determinata nel contrastare l’inflazione. La scorsa settimana è arrivata la conferma: la Fed ha aumentato i tassi per la prima volta dal 2023, aprendo così una nuova fase della politica monetaria statunitense.
Come ampiamente previsto dal mercato la Fed ha rialzato di 25 punti base i tassi di riferimento portantondoli nella forchetta tra il 3,75% e il 4,00%. Tuttavia a sorprendere è stato soprattutto il messaggio che lo ha accompagnato: la decisione è stata presa all’unanimità con sedici dei diciotto membri favorevoli a un altro aumento entro la fine dell’anno. Warsh ha infatti ribadito che l’inflazione rimane troppo elevata e che i dati pubblicati durante l’estate non hanno mostrato un miglioramento significativo. La Fed ha inoltre rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita e inflazione, mantenendo invariata la previsione sulla disoccupazione.
Anche i dati pubblicati durante la settimana hanno rafforzato questa lettura. Le vendite al dettaglio sono cresciute nettamente in agosto e le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese ai minimi da luglio. La Fed non sta quindi reagendo soltanto al rincaro dell’energia, ma anche a una domanda interna che continua a mostrare una buona capacità di tenuta. Il quadro è quindi quello di un’economia abbastanza solida da sopportare condizioni finanziarie più restrittive.
Nel Regno Unito, la Bank of England ha mantenuto il tasso al 3,75%, ma ha segnalato che l’inflazione potrebbe superare il 4% all’inizio del 2027. Tre membri su nove del Monetary Policy Committe hanno votato per un aumento immediato, confermando divisioni interne.
La Bank of Japan ha invece aumentato i tassi dall’1,00% all’1,25%, il livello più alto degli ultimi 31 anni. Il governatore Kazuo Ueda ha spiegato che la priorità della banca centrale non è più sostenere l’inflazione, ma impedirne un eccessivo aumento. Il rialzo non ha tuttavia rafforzato lo yen: i due voti contrari e l’assenza di indicazioni precise sul prossimo intervento hanno “deluso” il mercato.
In pochi giorni, Fed, BCE e Bank of Japan hanno quindi aumentato i tassi, mentre la Bank of England si è avvicinata a una possibile stretta. Il tema dominante non è più se le banche centrali dovranno reagire al nuovo shock energetico, ma quanto a lungo sarà necessario mantenere una politica restrittiva.
MERCATI VALUTARI
L’EUR/USD ha iniziato la settimana vicino a 1,1600, per poi scendere sotto 1,15 dopo la decisione della Fed. Il cambio ha toccato un minimo vicino a 1,1455 e ha chiuso intorno a 1,1485, con l’euro in calo di circa l’1%. In apertura di oggi si è mantenuto in area 1,1470-1,1480.
Lo yen è stato la valuta più volatile. Nonostante il rialzo della Bank of Japan, l’EUR/JPY è salito da circa 178 a 180, mentre l’USD/JPY si è portato verso 156,85 in perdita di circa il 2%.
La sterlina è rimasta più stabile. L’EUR/GBP ha temporaneamente superato 0,8600 dopo la riunione della Bank of England, per poi chiudere intorno a 0,8575, praticamente invariato nella settimana.
MATERIE PRIME E GEOPOLITICA
Il petrolio è rimasto il principale collegamento tra tensioni geopolitiche e politica monetaria. Dopo avere raggiunto i massimi degli ultimi quattro mesi, le quotazioni hanno perso parte dei guadagni nelle sedute finali sostenute da potenziali segnali di ripresa delle esportazioni saudite e nell’intervento della Cina, che ha invitato l’Iran a contenere le azioni degli Houthi e dalle speranze di nuovi contatti diplomatici durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Brent: chiusura venerdì a 104,87 dollari al barile.
WTI: chiusura a 100,30 dollari.
Gas europeo: quotazioni vicine a 80 euro per megawattora.
L’oro ha chiuso la prima settimana positiva delle ultime quattro, guadagnando circa l’1% e tornando vicino a 4.390 dollari l’oncia.
STATI UNITI
La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base. Le nuove proiezioni indicano che la maggioranza dei membri considera necessario almeno un ulteriore intervento entro dicembre:
Federal funds rate: 3,75%-4,00%.
Votazione: 12 membri favorevoli e nessun contrario. Membri favorevoli ad almeno un altro rialzo nel 2026: 16 su 18.
Crescita prevista nel 2026: 2,3%, dal 2,2% stimato a giugno.
Disoccupazione prevista a fine 2026: 4,1%.
Inflazione PCE prevista al 3,7% nel 2026 mentre il Core PCE è previsto al 3,4% nel 2026.
I dati sull’economia reale hanno confermato la tenuta della domanda e del mercato del lavoro:
Vendite al dettaglio: +1,2% mensile in agosto, dopo il -0,5% di luglio.
Nuove richieste di sussidi di disoccupazione: 196 mila, dalle 206 mila precedenti.
EUROZONA
I dati definitivi hanno mostrato un’inflazione leggermente inferiore alla stima preliminare del 3,3%. La revisione offre un piccolo segnale positivo, ma non modifica il quadro generale: l’aumento dei prezzi continua a essere trainato soprattutto dall’energia.
Inflazione annuale: 3,2%, dal 2,9% di luglio. Inflazione core: 2,4%, dal 2,5%. Inflazione dei servizi: 3,0%, dal 3,3%. Inflazione energetica: 14,3%, dal 10,3%.
Inflazione mensile: +0,4%.
Contributo dell’energia all’inflazione complessiva: 1,29%.
Tra le principali economie, l’inflazione si è attestata al 2,9% in Germania, al 2,6% in Francia, al 3,2% in Italia e al 4,6% in Spagna. Il calo della componente core e dei servizi potrebbe suggerire che il rincaro dell’energia non si sia ancora trasferito in modo generalizzato agli altri prezzi.
RESTO DEL MONDO
Nel Regno Unito, l’inflazione annuale è salita dal 2,9% al 3,1%, mentre la componente core è rimasta stabile al 2,6% e quella dei servizi al 3,4%. La Bank of England ha però mantenuto il tasso al 3,75% con sei voti favorevoli e tre contrari. La banca centrale ha migliorato le stime di crescita, ma ha avvertito che l’inflazione potrebbe superare il 4% all’inizio del 2027.
In Giappone, la Bank of Japan ha aumentato il tasso all’1,25% con sette voti favorevoli e due contrari. Ueda ha lasciato aperta la possibilità di nuovi interventi, senza però indicarne tempi e dimensioni.
Dalla Cina sono arrivati segnali contrastanti. L’industria continua quindi a sostenere la crescita, mentre consumi, investimenti e mercato immobiliare rimangono deboli.
Produzione industriale: +5,2% annuo.
Vendite al dettaglio: +0,4% annuo.
Investimenti in infrastrutture, immobili e capacità produttiva: -7,2% nei primi otto mesi dell’anno.
Disoccupazione: 5,3%.
CONCLUSIONI
La settimana ha visto protagoniste le banche centrali: Fed, BCE e Bank of Japan hanno aumentato i tassi nel giro di pochi giorni, mentre la Bank of England ha mantenuto la propria posizione ma ha riconosciuto un significativo aumento dei rischi inflazionistici.
La Federal Reserve ha inviato il segnale più netto. Il rialzo era previsto, ma l’unanimità della decisione, la solidità dei dati economici e le nuove proiezioni hanno mostrato un Comitato molto meno diviso rispetto ai mesi precedenti.
Gli analisti si attendono altri due aumenti dei tassi statunitensi: uno a dicembre 2026 e uno a marzo 2027. Ci si aspettano inoltre ulteriori interventi dalla BCE che potrebbe aumentare i tassi sia a ottobre sia a dicembre, mentre si attendenderebbe una Bank of England ferma fino alla metà del prossimo anno.
Giovedì la Swiss National Bank dovrebbe mantenere il tasso invariato allo 0%. Il consenso prevede una politica monetaria stabile almeno fino alla fine dell’anno, grazie a un’inflazione ancora contenuta e al deprezzamento del franco, che dai massimi di marzo ha perso circa il 5% rispetto all’euro.
Questa settimana l’attenzione sarà concentrata sugli indici PMI preliminari di settembre, in pubblicazione mercoledì nell’Eurozona, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. I dati permetteranno di valutare quanto il rincaro dell’energia e l’aumento dei rendimenti stiano già rallentando l’attività economica.
Giovedì avverà infine importante l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, dedicato a commercio, dazi, semiconduttori, intelligenza artificiale e Medio Oriente. Non sono attese intese decisive, ma eventuali progressi potrebbero causare volatilità nei mercati valutari.
