Italy: La settimana nei mercati - 13 Ottobre
INTRODUZIONE
La settimana appena trascorsa si era aperta con i mercati intenti a valutare se la debolezza dei Non-Farm Payrolls pubblicati lo scorso venerdì potesse indurre la Federal Reserve a rallentare la stretta monetaria. I dati e i verbali pubblicati nei giorni successivi hanno restituito un quadro meno netto: l’economia americana continua a crescere, ma le pressioni sui prezzi restano elevate e la fiducia dei consumatori si sta deteriorando.
Nel settore dei servizi, il lieve rallentamento dell’attività è stato accompagnato a una domanda ancora solida ma con un nuovo aumento dei costi di produzione. I verbali della Fed hanno mostrato opinioni diverse sulle motivazioni del rialzo di settembre, ma è emerso un orientamento condiviso a mantenere condizioni monetarie restrittive. I mercati attribuiscono una probabilità di circa l’80% a tassi invariati nella riunione di ottobre e di circa il 70% a un rialzo a dicembre. Il calo della fiducia dei consumatori evidenzia però quanto energia e oneri finanziari stiano pesando sui bilanci familiari, soprattutto nelle fasce di reddito più basse.
Nell’Eurozona, il miglioramento dei PMI è passato in secondo piano rispetto alle difficoltà che arrivano dalla Francia sull’approvazione del bilancio, che hanno alimentato la pressione sui titoli di Stato e sull’euro. Dai verbali della BCE è così emersa maggiore prudenza: i rischi inflazionistici rimangono orientati al rialzo, ma l’accelerazione dei prezzi appare ancora prevalentemente legata all’energia, senza chiari segnali di trasmissione a salari e inflazione core, rimane probabile un ulteriore aumento dei tassi entro fine anno.
Il dollaro ha così mantenuto la propria forza, mentre le tensioni in Medio Oriente e l’incertezza sulle forniture energetiche hanno continuato a craere volatilità e incertezza sui mercati.
MERCATI VALUTARI
L’EUR/USD ha iniziato la scorsa settimana sopra 1,12, scendendo lunedì fino area 1,1160, il minimo degli ultimi diciassette mesi. Il successivo recupero verso area 1,1270 si è esaurito con la risalita dei rendimenti statunitensi e la pubblicazione dei verbali Fed.
La chiusura intorno a 1,12 ha segnato un calo settimanale di circa lo 0,5% e la quinta settimana consecutiva di ribasso.
Il ridimensionamento delle aspettative di un rialzo Fed a ottobre non ha indebolito il dollaro. A sostenerlo sono stati gli elevati rendimenti obbligazionari, con il Treasury decennale arrivato fino al 5,36% e la domanda di beni rifugio.
La sterlina si è rafforzata contro l’euro, sostenuta dalle persistenti pressioni inflazionistiche nel settore dei servizi britannico. L’EUR/GBP ha toccato mercoledì un minimo vicino a 0,8450, il livello più basso degli ultimi sedici mesi, per poi chiudere intorno a 0,8475.
Anche il franco svizzero ha beneficiato della domanda di beni rifugio: l’EUR/CHF si è mosso prevalentemente intorno area 0,9320, tornando verso 0,9300 nell’apertura di lunedì.
Lo yen è invece rimasto debole, penalizzato dal differenziale dei rendimenti. L’USD/JPY si è attestato vicino a 158,25, mentre l’EUR/JPY ha chiuso intorno a 177,30, con il mercato ancora attento alla possibilità di un intervento delle autorità giapponesi.
MATERIE PRIME E GEOPOLITICA
Il petrolio ha chiuso in rialzo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni:
Brent: 104,72 dollari al barile, +2,4% nella settimana.
WTI
:
91,85 dollari al barile, +0,8%.
Il calo iniziale, favorito dalla ripresa delle esportazioni mediorientali e dall’impegno del G7 a rilasciare nuove scorte di emergenza, è stato riassorbito dall’intensificarsi degli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz. A questo si è aggiunta la temporanea sospensione di oltre il 60% della produzione petrolifera statunitense nel Golfo del Messico a causa dell’uragano Isaias.
Nel fine settimana, gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro l’aeroporto internazionale di Riyadh. Sono stati segnalati attacchi anche all’aeroporto di Dammam e ad alcune infrastrutture di Saudi Aramco. Il coinvolgimento di obiettivi civili e logistici amplia le conseguenze del conflitto, con ricadute su trasporti, assicurazioni e infrastrutture regionali.
Nonostante l’escalation, lunedì il petrolio ha perso terreno dopo l’annuncio di Donald Trump di un’intesa tra Russia e Ucraina per interrompere gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche. Mosca non ha ancora confermato l’accordo e Kyiv ha dichiarato di attendere i dettagli. Il Brent è sceso verso 103,20 dollari e il WTI verso 90,30 dollari.
Il gas europeo è rimasto vicino a 76 euro per megawattora. Scorte contenute e minori esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar mantengono il mercato sensibile agli sviluppi nello Stretto di Hormuz.
L’oro ha recuperato dopo aver toccato mercoledì il minimo degli ultimi due mesi, chiudendo la settimana in area 4.19o dollari l’oncia, con un rialzo settimanale di circa l’1,3%. In apertura di lunedì le quotazioni si sono mantenute poco sotto 4.200 dollari.
Sul fronte commerciale, Unione Europea e Cina hanno raggiunto una prima intesa che potrebbe ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e plug-in hybrid verso il mercato europeo. Pechino ha inoltre promesso di ridurre i dazi su circa 4 miliardi di euro di prodotti europei e di semplificare le licenze per l’esportazione di terre rare. I dettagli dell’accordo restano da definire.
STATI UNITI
I dati della settimana hanno mostrato un settore dei servizi ancora in espansione, a fronte di un peggioramento della fiducia dei consumatori:
ISM dei servizi: 54,9 punti, dai 55,4 di agosto. I nuovi ordini si sono attestati a 59,8 punti e la componente occupazione a 50,1; l’indice dei prezzi è salito a 74,0, massimo da oltre quattro anni.
Mercato del lavoro: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite a 197 mila, dalle 199 mila precedenti.
Fiducia dei consumatori: l’indice dell’Università del Michigan è sceso a 46,3 punti, dai 48,1 di settembre. La valutazione delle condizioni attuali ha raggiunto il minimo storico di 44,7.
Aspettative di inflazione: nel sondaggio Michigan si sono attestate al 4,7% a un anno e al 3,5% a cinque anni.
EUROZONA
Le letture definitive di settembre hanno confermato il recupero dell’attività rispetto all’estate:
PMI dei servizi: 53,0 punti, dai 51,6 di agosto.
PMI composito: 53,1 punti, massimo da aprile 2023.
Produzione industriale tedesca: +2,0% su base mensile e +2,3% su base annua.
In Francia, il rendimento del titolo decennale è rimasto poco sotto il 5%, dopo un aumento di circa 80 punti base dall’inizio di settembre, mentre lo spread rispetto al Bund ha superato i 140 punti base. Le istituzioni europee hanno sollecitato l’approvazione di un bilancio credibile, senza indicare per il momento la disponibilità a intervenire sul mercato.
RESTO DEL MONDO
Nel Regno Unito, il PMI dei servizi definitivo è sceso da 52,5 a 52,1 punti. Le imprese hanno segnalato un nuovo aumento dei costi e il rialzo più rapido dei prezzi di vendita da maggio, a fronte di una debole dinamica occupazionale.
In India, la Reserve Bank of India ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 5,50%. È stato il primo rialzo in quasi quattro anni, accompagnato dall’adozione di un orientamento di “stretta calibrata” in risposta alle pressioni sui prezzi energetici e alimentari.
In Canada, l’occupazione è diminuita di 68 mila unità e il tasso di disoccupazione è salito al 6,5%, riducendo le aspettative di un rialzo della Bank of Canada nella riunione di ottobre.
CONCLUSIONI
Il dollaro si è mantenuto solido, beneficiando degli elevati rendimenti statunitensi, mentre l’euro è rimasto sotto pressione per le tensioni fiscali francesi e i rincari energetici.
Nei prossimi giorni l’attenzione si concentrerà sull’inflazione americana di mercoledì, seguita giovedì dai prezzi alla produzione e dalle vendite al dettaglio. In Europa saranno rilevanti la lettura definitiva dell’inflazione dell’Eurozona, il PIL britannico e il confronto tra i leader UE sull’intesa commerciale con la Cina.
Sul fronte geopolitico resteranno centrali gli sviluppi in Arabia Saudita e le conferme sull’annunciata tregua energetica tra Russia e Ucraina.