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May 11, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 11 Maggio

INTRODUZIONE

La settimana ha riportato il Medio Oriente al centro del focus dei mercati. Gli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran e la situazione nello Stretto di Hormuz sono tornati a essere il principale fattore di volatilità, con gli operatori finanziari costretti a muoversi tra due scenari contrapposti: da una parte la speranza che Washington e Teheran possano trovare un’intesa diplomatica, dall’altra il timore che nuovi incidenti, risposte giudicate insufficienti o passi falsi negoziali possano riaccendere rapidamente il rischio di un’escalation.

Il petrolio ha fotografato bene questa incertezza. Dopo l’impennata registrata a inizio settimana, con il Brent sopra i 120 dollari al barile, il mercato aveva progressivamente ridotto il premio di rischio sulle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, riportando le quotazioni verso area 100. Tuttavia, nel weekend il quadro si è nuovamente complicato: l’Iran ha trasmesso una risposta alla proposta statunitense attraverso canali di mediazione, ma il Presidente Trump l’ha respinta definendola “totalmente inaccettabile”. La reazione del mercato è stata immediata, con il Brent tornato sopra area 105 dollari al barile e gli operatori nuovamente concentrati sul rischio di interruzioni alle forniture e sulla mancata normalizzazione dei traffici nello Stretto di Hormuz.

Anche sul mercato valutario il quadro è rimasto molto mobile. Nella prima parte della settimana il dollaro aveva beneficiato del clima di tensione, salvo poi perdere parte del terreno accumulato con il riemergere delle speranze di una possibile intesa sul fronte USA-Iran. Di riflesso, l’euro era riuscito a recuperare nella seconda metà della settimana, con EUR/USD tornato a gravitare vicino a quota 1,18. L’apertura della nuova settimana ha però riportato domanda di dollari come valuta rifugio, dopo il rigetto della proposta iraniana da parte di Washington, con EUR/USD nuovamente sotto pressione in area 1,1750.

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto anche il fronte commerciale. Trump ha rilanciato la minaccia di nuovi dazi su auto e camion europei, mentre l’International Trade Court degli Stati Uniti ha bloccato il dazio globale temporaneo del 10%, ritenendolo non giustificato sul piano legale. Il tema, tuttavia, resta pienamente aperto: la Casa Bianca ha già presentato ricorso contro la decisione, confermando come il rischio dazi continui a rappresentare un ulteriore elemento di incertezza per l’Europa, già penalizzata dal caro energia e da una crescita debole.

Sul fronte macroeconomico, la settimana ha confermato una divergenza che si osserva da tempo ma che appare sempre più evidente. Negli Stati Uniti l’economia continua a mostrare una tenuta complessivamente buona, sostenuta anche da un mercato del lavoro ancora resiliente, mentre nell’Eurozona si moltiplicano i segnali di rallentamento. L’ultima lettura dei Non Farm Payrolls, pubblicata venerdì scorso, ha mostrato come in aprile siano stati creati 115 mila posti di lavoro contro i 65 mila previsti, con la revisione al rialzo di 7 mila unità per il dato di marzo. Il quadro globale, quindi, non è ancora recessivo, ma appare decisamente più fragile e sempre più esposto a shock esterni legati a geopolitica, energia e commercio internazionale.

STATI UNITI

  • JOLTS Job Openings: leggermente sopra le attese 6.866M vs 8.860M.

→ Il mercato del lavoro continua a mostrare una buona tenuta, pur senza dare segnali di vera riaccelerazione.

  • Initial Jobless Claims: in leggero aumento, ma ancora su livelli che non destano preoccupazioni.

→ Le richieste di sussidio restano coerenti con un mercato del lavoro stabile e con bassi licenziamenti.

EUROZONA

  • PMI servizi finale di aprile: 47,6.

→ Il settore servizi è entrato in contrazione per la prima volta in quasi un anno, segnalando un indebolimento più evidente della domanda.

  • PMI composito finale: 48,8.

→ L’attività privata dell’area euro scivola sotto 50 e tocca i minimi da 17 mesi, confermando un quadro vicino alla stagnazione.

  • BCE / giugno: il tono resta sempre più orientato a una stretta.

→ Kazimir ha definito un rialzo a giugno “quasi inevitabile” e altri esponenti continuano a preparare il mercato a una risposta più hawkish se i costi dell’energia continueranno ad influire sull’inflazione.

CONCLUSIONI

La settimana ha confermato un quadro di fragilità crescente, in cui geopolitica, energia e commercio tornano a incidere in modo diretto sui mercati finanziari. Il weekend ha ridimensionato l’ottimismo su una rapida soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran: il rigetto da parte di Trump della risposta iraniana alla proposta di pace ha riportato pressione sul petrolio e sostenuto il dollaro come valuta rifugio.

Nei prossimi giorni il focus resterà quindi sull’evoluzione delle trattative tra Washington e Teheran, sulla possibilità di una parziale normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz e sull’eventuale impatto del nuovo rialzo del petrolio sulle aspettative di inflazione. Dal punto di vista macroeconomico saranno da monitorare i dati sull’inflazione di aprile negli Stati Uniti e il PIL del Regno Unito, mentre sul fronte commerciale resterà centrale l’evoluzione del ricorso della Casa Bianca contro la decisione dell’International Trade Court sui dazi.

Il quadro resta quindi estremamente dinamico e dipendente dalle notizie di breve periodo: un riavvicinamento diplomatico potrebbe ridurre rapidamente il premio di rischio nei mercati, mentre un nuovo deterioramento delle trattative rischierebbe di alimentare ulteriormente volatilità su energia, mercati valutari e incidere sulle aspettative delle banche centrali.

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