Italy: La settimana nei mercati - 5 febbraio 2024.

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Settimana ricca di spunti sui mercati finanziari soprattutto dagli Stati Uniti con il meeting mensile della Fed e i dati sul mercato del lavoro di Gennaio. Partiamo proprio dall’analisi dell’ultima riunione della Fed: il board presideduto da Jerome Powell ha lasciato i tassi di interessi invariati al 5,25-5,50%, come ampiamento previsto. L’orientamento tuttavia ha subito una notevole variazione: scompare, infatti, il riferimento a possibili nuove strette di politica monetaria e per la prima volta si parla apertamente di un taglio del costo del denaro sia pure non immediato.

Lo scorso venerdi abbiamo visto anche la pubblicazione dei dati relativi al mercato del lavoro negli Stati Uniti, che hanno sorpreso i mercati con un aumento maggiore del previsto di nuovi posti di lavoro (317k contro attese di 185k). A seguito della pubblicazione del dato abbiamo visto un importante rafforzamento del dollaro, sorretto dalle aspettative degli analisti per cui la FED potrebbe temporeggiare con un taglio dei tassi grazie a un mercato del lavoro forte.

Giovedi è stata anche la volta della Banca d'Inghilterra che ha mantenuto i tassi di interesse invariati. Il governatore, Andrew Bailey, ha affermato che “prima di assistere ad una sforbiciata nei tassi occorrono maggiori prove che l'inflazione possa tornare stabilmente al target del 2%”.

Le aspettative degli investitori sui prossimi tagli dei tassi si stanno ricalibrando sulla base delle ultime affermazioni dei banchieri centrali. Dalla Fed, alla BCE fino alla BoE, i banchieri centrali sembrano aver cambiato ritornello: per tagliare i tassi di interesse occorrono dati migliori e maggiori certezze. In altre parole occorre assistere a dei progressi continuativi dei livelli di inflazione che auspicabilmente arriveranno nel corso della primavera.

Sotto stress anche i prezzi del petrolio dopo che l’Opec ha rinviato al prossimo meeting di Marzo la decisione rispetto ai tagli volontari alla produzione, attualmente in vigore fino alla fine del primo trimestre. È quanto emerge al termine della riunione dell’Organizzazione dei paesi produttori tenutasi a Vienna lo scorso giovedi. A novembre, l’OPEC aveva concordato tagli volontari alla produzione per un totale di circa 2,2 milioni di barili al giorno per il primo trimestre di quest’anno, con l'Arabia Saudita che ha portato avanti una riduzione volontaria di oltre 1 milione di barili al giorno.

In Asia continua la situazione complicata della Cina dove per il quarto mese consecutivo l’attività industriale si è rivelata in contrazione, mentre il governo di Pechino fatica a stimolare la ripresa economica in un contesto di pressioni deflazionistiche, domanda interna debole e persistente debolezza nel settore immobiliare.

Stati Uniti

Sul fronte statunitense la settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da importanti dati macro. Mercoledi si è tenuta la riunione della Federal Reserve che come ampiamente previsto ha annunciato di mantenere fermi i tassi di interesse, lasciandoli invariati tra il 5,25% e il 5,50% e frenando sui tempi dei futuri tagli. Scendono circa al 30% le aspettative di un taglio a marzo, dopo che il presidente Powell ha ribadito che le future decisioni di politica monetaria verranno prese in base ai dati in arrivo e ha sottolineato che la stretta monetaria ha raggiunto il picco. Quella di mercoledi scorso è stata la quinta riunione consecutiva in cui il FOMC ha deciso di mantenere ferma la politica monetaria. Visti i recenti dati economici cresce la fiducia attorno alla Fed: sembrerebbe infatti che la banca centrale guidata da Powell stia riuscendo nell’obiettivo di realizzare un atterraggio morbido, attenuando l’inflazione senza causare un'impennata della disoccupazione.

Europa

Numerosi i dati in uscita dall’Eurozona la scorsa settimana, dal PIL alla disoccupazione fino all’inflazione. Partiamo proprio dai dati sul PIL che è risultato invariato nel quarto trimestre del 2023 rispetto al -0,1% dell’ultima rilevazione. Analizzando le singole economie, in Germania il dato ha fatto registrare un -0,3% in linea con le attese di mercato mentre in Italia si è registrato un aumento dello 0,2%. Stabile anche il dato sulla disoccupazione nell’Eurozona che si conferma al 6,4%. Disoccupazione stabile al 5.8% in Germania, mentre In Italia, il dato è sceso al 7,2% contro il 7,6% atteso dagli analisti.

Infine l’inflazione: nell’area euro era stata stimata al 2,8% a Gennaio; la rilevazione si è rivelata in leggero calo rispetto al 2,9% di dicembre.

Conclusioni

Con l’inizio del nuovo anno il punto interrogativo di investitori e analisti è rivolto al timing dei cambi di rotta di politica monetaria e all’attuale contesto macro, per capire quali possano essere le implicazioni per la crescita economica. Disallineamenti rispetto alla percezione del timing di intervento da parte delle banche centrali protrebbe aggiungere incertezza e creare volatilità sui mercati. Al momento l’ipotesi più accreditata è che la Fed inizi a tagliare i tassi in tarda primavera, seguita poi dalla BCE e BOE all’inizio dell’estate.

L’evidenza nel complesso mostra preoccupazione sul percorso intrapreso, anche alla luce della situazione in Medio Oriente e Mar Rosso, sebbene i dati sottolineino economie resilienti alle azioni di politica monetaria, soprattuto sul mercato del lavoro.


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Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanzari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

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