Italy: La settimana nei mercati - 25 marzo 2024.

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La FED, come ampiamente previsto, ha lasciato i tassi di interesse invariati all’interno del range 5,25% - 5,50% per il quinto mese consecutivo, in quanto gli indicatori chiave dell'inflazione rimangono ad oggi ancora elevati. Nella tradizionale conferenza stampa il presidente Powell ha comunicato che, allo stato attuale, sono previsti tre tagli dei tassi di interesse ognuno da 25 punti base entro la fine del 2024. Sono state al contempo riviste al rialzo le stime su crescita e inflazione: per quanto riguarda la prima, il FOMC prevede un PIL in crescita del 2,1% nel 2024, in aumento rispetto alla precedente stima che si attestava all’1,4% mentre le proiezioni sull’inflazione rimangono stabili al 2,4% per quest’anno, restando pressoché in linea con le stime di dicembre. Il Fomc si aspetta che il carovita scenda invece al 2,2% nel 2025 e al target del 2% entro il 2026.

In Giappone abbiamo assistito alla fine di otto anni di tassi di interesse negativi, con la Bank of Japan (BoJ) che ha aumentato il tasso di riferimento di 10 punti base, portandolo ad oggi ad un livello pari allo 0%. Era da 17 anni che la Banca Centrale del Giappone non procedeva con un aumento dei tassi e a guidare la decisione del comitato presieduto dal governatore Kazuo Ueda sono state la crescita dei salari e le aspettative positive sul raggiungimento di un livello di inflazione stabile: "...il circolo virtuoso tra salari e prezzi è diventato più solido, la Banca ha ritenuto di poter raggiungere l'obiettivo di stabilità dei prezzi in modo sostenibile e stabile", ha dichiarato la BoJ in un comunicato. Inoltre la Banca ha confermato il progressivo abbandono del programma di controllo della curva dei rendimenti.

La scorsa settimana si è riunita per decidere sui tassi anche la Banca Nazionale Svizzera, che è stata la prima tra le principali Banche Centrali Internazionali a intraprendere il percorso di allentamento monetario, abbassando i tassi di 25 punti base e portandoli all'1,5%, ribadendo inoltre di essere pronta ad agire all'occorrenza sul mercato dei cambi. La decisione ha sorpreso il mercato: le probabilità di un taglio dei tassi da parte dell’Istituito Centrale Elvetico secondo Bloomberg erano infatti pari solo al 20% sul mese di marzo. L'allentamento della politica monetaria è stata possibile grazie all'efficacia della lotta all'inflazione durante gli ultimi due anni e mezzo: da alcuni mesi l'inflazione era tornata di nuovo al di sotto del 2% e quindi nell'area target della Banca.

Spostandoci nel Regno Unito, l’inflazione riprende a calare con un dato su base annuale inferiore alle aspettative (3,4% vs 3,5%). Lo scorso giovedì la Banca d'Inghilterra ha mantenuto inalterati i tassi di interesse per il quinto mese consecutivo, come previsto dagli operatori di mercato. Dopo la riunione, il governatore Andrew Bailey, ha affermato che le azioni messe in campo dalla Banca Centrale stanno conducendo il Regno Unito “sulla buona strada" verso un primo taglio dei tassi di interesse. Mentre i due membri più aggressivi del comitato – Catherine Mann e Jonathan Haskel – hanno abbandonato la loro posizione a favore di un rialzo dei tassi, unendosi alla maggioranza. Al momento sono attesi i dati in uscita nelle prossime settimane/mesi, ma ci si aspetta che la Bank of England sarà l’ultima banca, tra le principali, a tagliare i tassi.

A riunirsi la scorsa settimana anche la Reserve Bank of Australia come previsto ha lasciato i tassi di interesse invariati e le dichiarazioni della Banca Centrale, dopo la riunione, hanno mostrato come la Banca sia meno favorevole oggi nei confronti di un ulteriore inasprimento della politica monetaria, passando invece ad una posizione neutrale.

Questa settimana probabilmente vedremo ancora sui mercati gli effetti a catena dell'intensa settimana appena trascorsa. Inoltre, giovedì il Regno Unito comunicherà i dati definitivi sulla crescita del PIL del quarto trimestre così come anche gli Stati Uniti. La settimana si concluderà con una serie di importanti dati giapponesi, dalle vendite al dettaglio, ai dati sulla disoccupazione, all'inflazione e alla produzione industriale, particolarmente interessanti alla luce delle ultime mosse della Banca Centrale del Giappone.

Stati Uniti

L’evento più atteso della scorsa settimana è stato il meeting della Fed a seguito del quale il Presidente Powell ha comunicato, come previsto, la volontà di lasciare invariati i tassi di interesse. La decisione è arrivata dopo 2 giorni di riunioni, a seguito delle quali la FED ha ribadito che serve un calo stabile dell’inflazione prima di iniziare un percorso inverso di politica monetaria. Powell ha ribadito che nel corso del 2024 sono previsti 3 tagli del costo del denaro per un totale di 75 punti base ma non si è sbilanciato sulle tempistiche. «Il mercato del lavoro non è motivo di preoccupazione», ha aggiunto il presidente, «vogliamo però vedere più dati che ci diano maggiore fiducia ed evitare di tagliare i tassi troppo presto o troppo tardi. A tal proposito, la scorsa settimana è diminuito il numero di americani che hanno presentato domanda per le nuove richieste di sussidio di disoccupazione.

Il discorso di Powell dopo la decisione è stato dunque simile a quello fatto a gennaio, ribadendo che molto probabilmente il livello dei tassi si trova nella fase di picco del ciclo di strette ma che un taglio in questo momento sarebbe prematuro in quanto si teme che l’inflazione possa risalire.

Europa

In una settimana in cui gli operatori di mercato erano focalizzati sugli annunci e sui commenti delle principali Banche Centrali mondiali, l'Europa ha aperto la settimana con i dati sull'inflazione che non hanno offerto sorprese rispetto alle attese. Infatti, l'IPC nell'eurozona si è attestato al 2,6%, come previsto, così come l'IPC core, che ha registrato il 3,1%, in linea con le aspettative. La scorsa settimana sono stati inoltre pubblicati i dati sul mercato del lavoro che hanno mostrato un calo della crescita salariale rispetto al trimestre precedente (3,2% vs 5,3%).

Il sentiment degli investitori istituzionali nei confronti dell’economia si sta lentamente riprendendo, con un indice ZEW che ha mostrato segnali molto incoraggianti (33,5 a marzo, rispetto al 25 di febbraio e alle aspettative di 20,5) ma il settore manifatturiero del blocco continua a faticare, con un indice PMI peggiorato e sempre sotto quota 50. Migliora invece l’indice IFO battendo le attese ed il dato precedente.

Durante l’intervento di mercoledì scorso, la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha lasciato intendere come un primo taglio dei tassi potrebbe avvenire nel mese di giugno, aggiungendo però: "Le nostre decisioni dovranno continuare a dipendere dai dati e a rispondere, riunione per riunione, alle nuove informazioni che arrivano" e "questo implica che, anche dopo il primo taglio dei tassi, non possiamo impegnarci 'ex ante' in un particolare percorso dei tassi", ha aggiunto.

Conclusioni

La scorsa settimana abbiamo osservato come le aspettative del mercato possano essere contraddette e lo abbiamo visto con l’intervento dell’Istituto Centrale Svizzero che, al contrario di quanto ampiamente previsto, ha deciso di iniziare a tagliare i tassi di interesse durante la riunione di marzo. Aumentano dunque le incertezze su quello che sarà il percorso intrapreso dalle altre Banche Centrali: rimarranno cruciali i dati macroeconomici in uscita nelle prossime settimane, con particolare riguardo al livello di inflazione, la crescita economica e lo stato di salute del mercato del lavoro.

All’incertezza legata alle decisioni di politca monetaria abbiamo poi le preoccupazioni di mercato per le tensioni geopolitiche, che sono aumentate ulteriormente dopo l’attentato a Mosca di venerdi.


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Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanzari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

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