Italy: La settimana nei mercati - 22 gennaio 2024.

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La settimana appena trascorsa ha visto mercati nervosi sulla scia delle recenti dichiarazioni dei banchieri centrali statunitensi ed europei che hanno raffreddato la prospettiva di un imminente allentamento monetario. Se fino alla fine dello scorso anno infatti l’inizio del taglio dei tassi di interesse sembrava potesse avvenire nella prima parte dell’anno, oggi non sembra più così vicino. Un recente sondaggio di Bloomberg ha rivelato che la maggioranza dei funzionari della BCE sembra essere favorevole ad un primo taglio in estate, risultando allineati quindi a quanto ci si aspetta negli Stati Uniti, complici anche gli ultimi dati positivi sulla spesa dei consumatori. Se all'inizio di gennaio i mercati consideravano praticamente certo un primo taglio dei tassi di 25 punti base già ad Aprile, ora allo stesso evento viene assegnata una probabilità del 75%, sempre secondo Bloomberg. Durante la scorsa settimana, il cross valutario EUR/USD ha oscillato nel range 1.0950 /1.850, per aprire oggi al di sotto di 1.0900.

Preoccupazioni giungono dal Regno Unito a causa dell’aumento dell'inflazione, la quale ha superato le aspettative e generato divisioni sulle future mosse della Bank of England. La BoE è infatti chiamata a bilanciare un’economia e un mercato del lavoro debole, con un’inflazione in ripresa. Il dato sull’inflazione di dicembre ha mostrato un dato al 4%, superando le previsioni (3,8%). La battaglia contro questi livelli di inflazione potrebbe, secondo alcuni operatori di mercato, posticipare il momento in cui la BOE potra’ intervenire tagliando i tassi per cercare di supportare l’economia britannica.

Anche dalla Cina non giungono notizie confortanti. I trader fuggono dagli asset più rischiosi dopo che i dati ufficiali hanno mostrato che l’economia cinese durante il quarto trimestre del 2023 è cresciuta meno del previsto a causa della persistente debolezza del settore immobiliare. Nel 2023 il PIL cinese ha centrato l’obiettivo del tasso di crescita del 5%, ma si è trattato dell’aumento più debole dal 1989, escludendo gli anni di pandemia fino al 2022. A mettere in crisi l’economia del gigante asiatico continua a essere la debolezza del mercato immobiliare e la volubilità della domanda interna. In questo senso il dato sulle vendite al dettaglio di dicembre ha segnato un 7,4% mancando il consenso del mercato (8,0%) e rallentando rispetto al 10,1% di novembre. Pur segnando il 12° mese consecutivo di aumento del commercio al dettaglio, l'ultimo dato è stato il più debole da settembre.

Tra le commodities salgono i prezzi del petrolio dopo che l’Opec ha confermato la propria previsione di una crescita relativamente forte della domanda globale di greggio nel 2024 e ha affermato che nel 2025 si verificherà un forte aumento del consumo guidato dalla Cina, mentre in Medio Oriente la situazione continua a essere incandescente. A proposito di Medio Oriente, la scorsa settimana abbiamo assistito a una nuova escalation delle tensioni a causa delle vicende che hanno visto coinvolti Iran e Pakistan. La situazione nel Mar Rosso gioca un ruolo fondamentale non solo nel prezzo dei trasporti ma anche nelle scelte di politica monetaria della BCE. Infatti, qualora le tensioni si inasprissero e la via commerciale del Canale di Suez risultasse non percorribile a lungo, gli effetti sull’economia e sull’inflazione in Europa potrebbero stimolare i falchi della banca centrale rinviando il taglio dei tassi. Facendo aumentare tempi e costi dei trasporti, rischia inoltre di causare un rialzo dei prezzi in Europa e un conseguente rimbalzo dell’inflazione che potrebbe spingere la BCE a ritardare il momento in cui tagliera’ i tassi.

Questa settimana sarà interessante seguire la prima riunione della BCE (giovedì 25 Gennaio) e la successiva conferenza stampa. Si riuniranno inoltre la Bank of Japan e la Bank of Canada rispettivamente il 23 ed il 24 Gennaio. Sarà protagonista anche il dato sul PIL USA e faranno da contorno i dati PMI in Europa, Regno Unito e Stati Uniti.

Stati Uniti

I solidi dati sulle vendite al dettaglio degli Stati Uniti hanno rafforzato le aspettative che la Federal Reserve non avrà fretta nel ridurre i tassi di interesse finché l'inflazione non raggiungerà l’obiettivo del 2%. Secondo parte degli analisti i tassi rimarranno alti per più tempo adattandosi alle circostanze economiche attuali. Scende dunque al di sotto del 60% la percentuale di probabilità di un taglio dei tassi già a marzo, discesa che trova ulteriori conferme nelle parole del governatore Christopher Waller il quale ha sottolineato un approccio "metodico e attento", confermando che non vede ragioni per accellerare il taglio dei tassi dal momento che i dati mostrano un’economia ed un mercato del lavoro forti.

Nulla di nuovo per i sussidi alla disoccupazione che continuano a manifistare dei dati poco volatili e poco preoccupanti dal punto di vista occupazionale.  

Europa

I dati principali della settimana passata sono stati quelli sulla produzione industriale in contrazione mese su mese dello 0,3% ma in linea con le aspettative, Zew tedesco in netto miglioramento a quota 15,2, di gran lunga superiore alle attese, ed alla pubblicazione dei dati sull’inflazione in linea con le aspettative e pari al 2,9%.

Molto interessante l’intervento di Madame Lagarde, numero uno della banca Centrale Europea, che durante il World Economic Forum ha dichiarato: "L'eccessivo ottimismo dei mercati sui tagli dei tassi di interesse non aiuta la lotta all'inflazione". La Banca centrale europea non mostra dunque fretta nel ridurre i tassi di interesse e cerca di temperare gli entusiasmi legati alla diminuzione dell'inflazione. La Lagarde ha aggiunto inoltre che un taglio dei tassi durante l’estate potrebbe essere probable, ribadendo che l’inflazione è sulla strada giusta ma ancora sopra l’obiettivo del 2% e, considerata anche l’incertezza globale, la cautela deve rimanere d’obbligo. Come sempre, ogni decisione di politica monetaria si baserà sui dati economici in uscita.

Anche Klaas Knot, governatore della Banca centrale olandese, avverte che i “mercati stanno esagerando con le aspettative di tagli ai tassi”. Knot è ottimista riguardo a un ritorno dell'inflazione al 2% nel 2025 ma sottolinea la necessità di un'inversione di tendenza nei salari prima di considerare tagli ai tassi. Altri membri della BCE, come Bostjan Vasle, invitano alla prudenza, ritenendo prematuro aspettarsi tagli all'inizio del secondo trimestre e sottolineando la necessità di monitorare i dati sull’inflazione.

Molti operatori di mercato si aspettano che la prossima riunione della BCE del 25 Gennaio terminerà con un nulla di fatto riguardo ai tassi ma saranno le parole di Christine Lagarde ad avere la scena. 

Conclusioni             

In questo momento abbiamo diversi elementi che aumentano l’incertezza e la volatilità nei mercati, dalla crisi nel Mar Rosso, alla geopolitica fino ai dati macro e agli interventi delle Banche Centrali. In questo momento l’attenzione di investitori e analisti è rivolta all’esito dei meeting delle Banche Centrali: questa settimana si riunirà la BCE mentre la prossima sarà il turno della FED. Elementi chiave saranno anche i successivi risvolti nel Mar Rosso per comprendere come questa crisi possa impattare sulla ripresa economica europea nel 2024.


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Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanzari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

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