Italy: La settimana nei mercati - 18 marzo 2024.

CalendarMarch 18, 2024
EmailTwitterLinkedin

Settimana piuttosto scarna di dati quella appena trascorsa, eccezion fatta per il dato relativo all’inflazione USA a Febbraio, aumentata dello 0,4% a livello mensile e del 3,2% su base annuale.

Resta da capire se per il futuro la Fed si concentrerà maggiormente sui dati del mercato del lavoro, dove un paio di settimane fa nonostante i NFP superiori alle aspettative si sono registrati dei segnali di debolezza, oppure sulla persistente rigidità dell'inflazione che continua ad essere resiliente.

In Eurozona intanto, il principale dato della settimana era quello relativo alla produzione industriale a Gennaio che ha fatto registrare un deciso calo del 3.2% (-1,8% atteso e +1,6% a dicembre). Questa flessione inaspettata ha alimentato la aspettative degli investitori secondo le quali la BCE potrebbe iniziare il proprio percorso di taglio dei tassi prima della Fed, cercando così di evitare eccessive ripercussioni negative sulla crescita economica dell’Eurozona.

Nel Regno Unito, i salari medi sono cresciuti meno del previsto, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato inaspettatamente. Nonostante i dati sul PIL di gennaio indichino un ritorno a una crescita modesta, la sterlina non ha guadagnato molto terreno nei confronti dell'euro e del dollaro, in quanto il mercato ha tenuto conto del possibile impatto disinflazionistico dei dati sul mercato del lavoro che potrebbero attenuare le preoccupazioni della Banca d'Inghilterra sul livello di inflazione. Tuttavia, i commenti di Catherine Mann, membro della Bank of England, dichiaratasi tra l’altro favorevole ad un aumento dei tassi d'interesse nell’ultima riunione della BoE, hanno sollevato ulteriori interrogativi sul futuro della politica monetaria nel paese.

Infine ci spostiamo in Asia dove la notizia principale della settimana riguarda il piano del governo cinese per incoraggiare i consumatori e le imprese a sostituire vecchi macchinari e beni. Il piano di incentivi rappresenta un pilastro per confermare le attese di una crescita economica di circa il 5% recentemente annunciate da Pechino. L’obiettivo di crescita della Cina per il 2024 è considerato ambizioso perché l’economia deve far fronte a una debole domanda interna causata da una crisi del settore immobiliare e da una scarsa fiducia di imprese e consumatori. Il tutto si sta traducendo in una deflazione che gli economisti fanno fatica a combattere.

Questa settimana, oltre all’uscita di importanti dati macroeconomici dalle principali economie mondiali, sarà la settimana delle banche centrali. A riunirsi saranno infatti: lunedì la Banca Centrale Australiana e la Banca Giapponese, mercoledì la FED e per concludere giovedì la Banca Centrale Svizzera e la Banca Di Inghilterra.

Stati Uniti

Il dato protagonista della settimana è stato senza ombra di dubbio quello relativo all’inflazione. Lo scorso martedì abbiamo visto come l’inflazione americana a febbraio sia aumentata sia a livello mensile che a livello annuale, registrando immediatamente dopo l’uscita del dato un piccolo rafforzamento del biglietto verde. Tale rafforzamento è stato poi più evidente con l’uscita del dato sui prezzi alla produzione (IPP), pubblicato lo scorso giovedì, portando il cross eur/usd sotto quota 1,09. L’IPP è una misura che evidenzia il cambiamento del prezzo dal punto di vista del Venditore e, per il mese di febbraio ha restituito un dato ben sopra le aspettative, sia su base mensile che annuale. Pertanto, se i produttori pagano di più per beni e servizi, vi sono maggiori probabilità che tali aumenti possano essere trasferiti al consumatore, traducendosi in ulteriori aumenti del livello di inflazione nei mesi a seguire. Tali dati incrementano dunque le probabilità che la Fed possa iniziere a tagliare i tassi d'interesse oltre il mese di giugno.

Infine, a sostenere la tesi secondo la quale la FED potrebbe mantenere l’attuale politica monetaria, l’uscita del dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione che la scorsa settimana ha registrato un incremento inferiore alle attese e al dato precedente (209k vs 218k vs 210k). I dati americani continuano quindi a sollevare interrogativi riguardo le prossime decisioni della Fed che si riunirà nella giornata di mercoledì e un'inflazione persistente potrebbe effettivamente mettere in discussione il taglio previsto dagli analisti a giugno.

Europa

Settimana povera di dati significativi in Eurozona. A parte il deludente dato sulla produzione industriale, il focus degli analisti era rivolto alla pubblicazione dei dati relativi all’inflazione in Germania, Italia, Francia e Spagna. Nello specifico, durante la seduta di martedì scorso, l’Ufficio federale di statistica tedesco ha confermato le previsioni degli analisti, con un tasso di inflazione nel mese di febbraio al 2,5% su base annua – valore più basso da giugno 2021 - ed allo 0,4% su base mensile.

L’attenzione degli analisti è rivolta alla settimana in corso, durante la quale, oltre all’uscita di importanti dati macroeconomici, avremo nella giornata di mercoledì 20 Marzo l’intervento del Presidente della BCE, Madame Lagarde, durante il quale si avrà eventualmente modo di carpire segnali sulle prossime mosse di politica monetaria che la Banca Centrale adotterà nelle successive riunioni. Anche per la BCE, l’ipotesi più accreditata è quella secondo la quale il numero uno dell’Eurotower non inizierà a tagliare i tassi di interesse prima della riunione di giugno.

Conclusioni

Questa settimana i consigli di cinque banche centrali si riuniranno per decidere le prossime scelte di politica monetaria. Gli occhi saranno puntati soprattutto sulle riunioni della Fed e BoJ, la prima perchè dopo i dati in leggero aumento del livello di inflazione, potrebbe far scivolare oltre giugno la possibilità di un primo taglio dei tassi, oggi invece aspettativa più quotata. La seconda perchè, a seguito dell'esito delle trattative salariali, che hanno comportato consistenti incrementi salariali, si preannunciano maggiori pressioni inflazionistiche per l’economia Giapponese nel 2024, dunque la BoJ potrebbe prossimamente iniziare a dire addio all’era dei tassi negativi. Per quanto riguarda la BOE, il mercato non si aspetta variazioni durante la seduta nella settimana e secondo molti analisti potrebbe essere l’ultima ad introdurre un taglio dei tassi. Infine anche la Banca Centrale Australiana e quella Svizzera non dovrebbero riservare grandi sorprese.


Calendario economico:


Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanzari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

EmailTwitterLinkedin