Italy: La settimana nei mercati - 15 aprile 2024.

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Settimana ricca di spunti quella appena trascorsa, con l’attenzione degli investitori focalizzata sulla riunione della BCE e sui dati relativi all’inflazione negli Stati Uniti. Sui mercati valutari la moneta unica perde terreno nei confronti del dollaro: il cross EUR/USD che aveva iniziato la settimana sopra quota 1,08, ha chiuso venerdi sotto 1,07. L’attenzione degli operatori di mercato rimane concentrata sulle mosse di politica monetaria delle banche centrali e il dollaro americano ha beneficiato senza dubbio della prospettiva di un rinvio del previsto allentamento della politica monetaria.

La scorsa settimana la BCE, come ampiamente previsto, non ha toccato i tassi di interesse per l’area euro; nella tradizionale conferenza stampa successiva alla decisione, Christine Lagarde ha posto l’accento sulla debolezza dell’economia europea nel primo trimestre del 2024, con il settore manifatturiero alle prese con una domanda piuttosto debole. Tuttavia, le proiezioni prevedono che vi sarà una graduale ripresa nella seconda parte dell’anno. Continua inoltre a scendere anche l’inflazione nell’area euro, arrivata al 2,4% a Marzo, prossima oramai al target del 2%. Appare lecito a questo punto attendersi a breve un primo taglio dei tassi nel Vecchio Continente per dare nuova linfa all’econimia. La numero uno dell’Eurotower tuttavia ha confermato l’impossibilità di poter definire un percorso certo per la discesa dei tassi di interesse, affermando che le decisioni di politica monetaria saranno prese «meeting by meeting», e che saranno i dati macro a guidare le decisioni della banca centrale.

Situazione opposta negli Stati Uniti dove il dato principale della settimana, relativo all’inflazione a Marzo, si è rivelato in aumento dello 0,4% a livello mensile, più delle attese degli economisti (+0,3% mese su mese), e pari al 3,5% su base annuale, superiore al dato precedente e alle aspettative di mercato. I dati mostrano dunque un’inflazione piuttosto persistente e gli operatori del mercato sembrano prevedere solo due tagli dei tassi nel 2024 invece dei tre precedentemente annunciati dalla Fed.

Nel Regno Unito, invece, il focus è stato sui dati del PIL, con una crescita dello 0,1% nel mese di febbraio. Dato incoraggiante per l'economia britannica, in quanto scongiura sempre più gli scenari di una recessione.

Nonostante un leggero allentamento delle pressioni sui prezzi, anche la Banca del Canada ha deciso di mantenere il tasso di riferimento al 5% durante la riunione della settimana. Questa mossa, in linea con le aspettative, riflette la cautela dell'istituto di fronte a persistenti rischi al rialzo dell'inflazione. Secondo la BoC, l'incertezza macroeconomica e l'aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, ostacolano un percorso più rapido verso la disinflazione.

In Cina, i prezzi al consumo sono scesi più del previsto a marzo, mentre i prezzi alla produzione sono continuati a calare, esercitando ulteriori pressioni per ulteriori stimoli fiscali, dato che la domanda rimane debole. L'aspettativa di ulteriori stimoli ha limitato le perdite del reminbi nei confronti del dollaro e ha portato a guadagni superiori all'1% nei confronti dell'euro.

Non si arresta invece la caduta dello yen che si trova adesso ai minimi visti nel 1990 contro il dollaro. A poco sono serviti gli avvertimenti da parte dei funzionari della BoJ sull’intenzione di sostenere lo yen contro le mosse speculative sul mercato valutario. Il ministro delle Finanze Shunichi Suzuki ha spiegato che il mercato viene osservato con attenzione e non esclude eventuali misure per affrontare movimenti eccessivi al ribasso della valuta.

Da segnalare infine l’aumento delle tensioni internazionali dopo l’attacco missilistico da parte dell'Iran ad Israele.

Stati Uniti

Il dato più atteso e di rilievo della scorsa settimana è stato senza dubbio quello relativo all’inflazione di Marzo.

L’inflazione annuale è salita al 3,5% a marzo e quella mensile è salita allo 0,4% superando le aspettative e segnando il secondo aumento consecutivo, portando inoltre al consolidamento dell'idea che l'inflazione negli Stati Uniti non sia ancora sotto controllo. L’analisi del dato sull’inflazione mostra come i prezzi siano aumentati soprattutto nel sud degli Stati Uniti; le case e i prezzi dei servizi medici continuano a correre mentre l’inflazione da carrello della spesa è rimasta quasi invariata. Ne consegue che questi ultimi dati sull’inflazione insieme al forte dato sul lavoro spingono a rimodulare le aspettative riguardo ai tempi e all’entità dei tagli dei tassi da parte della Fed.

Si allontana dunque l’ipotesi che la banca centrale statunitense possa ridurre il costo del denaro a giugno – secondo Bloomberg vi è solo il 22% di probabilità - e appare sempre più probabile che la Fed aspetti settembre per il primo taglio. Inizia inoltre a paventarsi l’ipotesi che l'entità complessiva dei tagli potrebbe essere inferiore a quanto previsto nella riunione di marzo, passando da 75 a 50 punti base. Gli operatori di mercato aspettano ora il dato sull’inflazione PCE, metrica preferita della FED, che verrà pubblicato il 26 aprile: un valore elevato potrebbe farci assistere a un rafforzamento ulteriore del dollaro.

Nel complesso l’economia americana continua a manifestare una forte resilienza con dinamiche inflattive ancora incerte, tanto quanto incerto sarà il timing delle prossime mosse della banca centrale. I banchieri hanno però ribadito che i tassi dovranno restare alti se non ci saranno progressi sulla discesa del tasso d’inflazione. Infatti, dalla pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della FED tenutasi a marzo, si evince come la persistenza degli alti livelli di inflazione sia la preoccupazione principale per i membri del comitato, i quali preferiscono attendere “maggior sicurezza sui progressi sui prezzi".

Europa

Come ampiamente scontato dal mercato la BCE ha lasciato inviariati i tassi al 4,50%, ma ha lasciato trapelare la possibilità di un allentamento futuro della politica monetaria nel corso delle prossime riunioni. La decisione non è stata tuttavia unanime, in quanto alcuni membri avrebbero preferito un primo taglio nell’immediato. I mercati ora guardano con maggiore attenzione a giugno come possibile data per il primo taglio dei tassi. Tale aspettativa, secondo Bloomberg, è prevista con una probabiità dell’87%.

Secondo quanto emerge dal comunicato però, un’inversione di rotta nelle decisioni di politica monetaria sara’ ipotizzabile solo nel caso aumenti la certezza che l'inflazione stia convergendo stabilmente verso l'obiettivo. In definitiva, la decisione sul futuro dei tassi di interesse dipenderà dai prossimi dati economici e da come questi influenzeranno le previsioni di inflazione a medio termine. La Lagarde ha inoltre tenuto a precisare come eventuali decisioni sui tassi non dipenderanno dalle prossime mosse della Fed e che il Consiglio direttivo si baserà sui dati economici dell’Eurozona che arriveranno di volta in volta senza vincolarsi ad un percorso di riduzione prestabilito, anche perchè, per i mesi a seguire, non si prospetta un percorso di discesa lineare dei livelli di inflazione.

Conclusioni

Ancora una volta le previsioni degli analisti sembrano essere disattese. Se sul finire del 2023 poteva sembrava che la Fed sarebbe stata la prima ad avviare l’allentamento di politica monetaria, adesso il mercato sconta una probabilità maggiore per un primo taglio da parte della BCE. La disinflazione sembra più delineata in Europa che negli Stati Uniti, avvicinandosi sempre di più al livello target del 2%. Questa settimana da osservare l’inflazione nel Regno Unito e a seguire una conferenza di Bailey. Inoltre, le vendite al dettaglio negli Stati Uniti e il PIL in Cina.


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Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanziari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

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