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January 12, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 12 Gennaio

INTRODUZIONE

La prima settimana di contrattazioni del nuovo anno si è aperta sotto il segno dell’incertezza, con i mercati che seguono con attenzione i nuovi sviluppi geopolitici e le dinamiche di politica internazionale. In questi primi giorni del 2026 abbiamo visto un dollaro in leggero rafforzamento in area 1,1650 contro l’euro, oro vicino ai massimi e greggio in leggero apprezzamento. Il focus principale è stato sul fronte geopolitico, dove l’attenzione si è concentrata sulle tensioni tra Stati Uniti, Russia, Cina e Venezuela. Dopo l’arresto di Nicolás Maduro avvenuto il 3 gennaio, Washington ha avviato negoziati con Caracas sul tema delle forniture energetiche, mentre parallelamente sono proseguite le frizioni diplomatiche con Mosca, accentuate dal sequestro di petroliere legate al Venezuela, una delle quali battente bandiera russa. Il contesto venezuelano unito anche alle vicende sulla Groenlandia, Iran e Taiwan, ha contribuito a rafforzare il premio al rischio geopolitico, sostenendo il comparto azionario del settore della difesa, sospinto anche dalle richieste dell’amministrazione Trump di un incremento significativo della spesa militare nei prossimi anni.

Negli Stati Uniti, l’attenzione resta sulla decisione della Corte Suprema in merito alla legittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump tramite l’International Emergency Economic Powers Act. Un verdetto sfavorevole potrebbe riaprire il dibattito sulla politica commerciale e aumentare l’incertezza sulle prospettive di inflazione e crescita nel medio termine. Dopo un nulla di fatto nella giornata di Venerdí, la seconda occasione per emettere una sentenza si presenterá Mercoledí.

Dal punto di vista macroeconomico, i pochi dati pubblicati nel corso della settimana hanno mostrato un’economia statunitense ancora resiliente ma con segnali di rallentamento sul mercato del lavoro. I PMI dei servizi si sono confermati solidi, mentre gli indicatori occupazionali hanno fornito segnali contrastanti, con i Nonfarm payrolls di dicembre al di sotto delle attese. Una rilevazione di sole 50k unitá, ma non bassa abbastanza da aspettarsi un ulteriore taglio dei tassi nella riunione della Fed del 28 Gennaio.

L’Eurozona continua a risentire di un quadro di crescita debole e disomogeneo. I segnali positivi provenienti da singoli indicatori, e dall’incoraggiante dato dell’inflazione in calo al 2% su base annua, non sembrano sufficienti a cambiare la narrativa di fondo, che rimane improntata alla cautela in vista delle prossime decisioni della BCE.

In Asia, il Giappone resta uno dei principali fattori di instabilità nel mercato valutario. La combinazione tra un nuovo governo orientato a politiche fiscali espansive e una Bank of Japan che ha avviato un percorso di normalizzazione monetaria continua a esercitare pressione sullo yen. L’aumento dei rendimenti domestici e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi stanno ridisegnando gli equilibri finanziari regionali.

Parallelamente, dalla Cina arrivano segnali contrastanti: se da un lato le autorità continuano a introdurre misure di supporto all’economia, dall’altro la domanda interna rimane debole e le pressioni deflazionistiche persistono, alimentando dubbi sulla sostenibilità della ripresa nel breve termine.

STATI UNITI

• Le stime JOLTS di novembre hanno mostrato un calo significativo delle offerte di lavoro, scese ai minimi degli ultimi 14 mesi.

• Non-farm payroll Dicembre 50k vs 70k attesi.

• Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono aumentate a 208.000 unità, rafforzando l’idea di un graduale raffreddamento del mercato del lavoro.

• L’ISM dei servizi di dicembre ha sorpreso al rialzo (54,4), indicando una domanda ancora solida nei settori legati ai servizi.

EUROZONA

• L’inflazione nell’area euro ha mostrato un lieve rallentamento, scendendo al 2,0% su base annua, in linea con il target della BCE.

• In Germania, l’inflazione è risultata inferiore alle attese (+1,8% a/a), mentre la disoccupazione si è mantenuta stabile al 6,3%, pur con un aumento del numero assoluto di disoccupati.

• In Italia, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7%, minimo dal 2004, mentre l’inflazione ha mostrato un lieve rialzo a dicembre.

• Le dichiarazioni dei membri BCE, incluso il vicepresidente de Guindos, confermano che l’attuale livello dei tassi viene ritenuto adeguato in un contesto di elevata incertezza.

ASIA & MERCATI GLOBALI

Giappone

• L’insediamento del nuovo Primo Ministro Sanae Takaichi ha rafforzato le aspettative di una politica fiscale espansiva.

• La Bank of Japan aveva proseguito con il percorso di normalizzazione, portando i tassi allo 0,75% nella riunione di Dicembre, massimo degli ultimi 30 anni.

• I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni hanno superato il 2%, lo Yen rimane ancora debole in area 183 e vicino ai minimi storici.

Cina

• L’inflazione rimane contenuta, con CPI in lieve rialzo ma PPI ancora in territorio negativo, segnalando pressioni deflazionistiche persistenti.

• La domanda interna resta debole e continua a pesare sulle prospettive di crescita.

COMMODITIES & ALTRI MERCATI

• Petrolio: lieve rialzo dei prezzi, con il Brent in area 62 $/barile, sostenuto dal premio geopolitico legato al Venezuela.

• Oro: stabile vicino ai massimi in area $4.500/oncia. Continua la corsa dell’Argento – ai massimi storici in area $78/oncia

• Bitcoin rimane stabile sui livelli di fine anno in area $90,000.

CONCLUSIONI

L’inizio del 2026 conferma un contesto di mercato dominato da incertezza e da un equilibrio sempre più fragile tra fattori macroeconomici e geopolitici. Negli Stati Uniti, l’attenzione si concentra sulla capacità dell’economia di assorbire un rallentamento graduale del mercato del lavoro senza scivolare in una fase recessiva, mentre aumentano le tensioni geopolitiche.

In Europa, il raggiungimento del target inflattivo rappresenta un traguardo importante, ma non sufficiente a dissipare i timori legati a una crescita strutturalmente debole, soprattutto nei Paesi core.

Il Giappone, infine, si trova in una fase cruciale, con una combinazione inedita di politica fiscale espansiva e politica monetaria più restrittiva.

In questo scenario, i mercati FX continuano a riflettere un mondo in transizione dove la volatilità un elemento strutturale destinato a perdurare nelle prossime settimane.

Oltre agli sviluppi geopolitici, questa settimana sui radar degli operatori di mercato ci saranno i dati sull’inflazione statunitense e sul PIL del Regno Unito.