Italy: La settimana nei mercati - 12 febbraio 2024

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Se la scorsa settimana è stata piuttosto scarna di dati, per quella in corso abbiamo diversi elementi interessanti che potrebbero creare volatilità nei mercati a partire dal dato inflazione USA di domani. Dopo i soprendendi dati sul mercato del lavoro americano dello scorso 2 febbraio, il dollaro ha preso vigore, raggiungendo nuovamente i minimi di dicembre contro euro, supportato anche dalla debolezza di quest’ultimo dopo i preoccupanti dati tedeschi sulla produzione industriale.

Interessanti i valori dell’azionario US che ha toccato nuovi massimi, trascinato dalla performance delle azioni delle big tech. Grazie agli eccellenti risultati e ad utili maggiori delle attese, i principali indici di Wall Street si sono spinti verso nuovi massimi storici.

Dal fronte USA diminuiscono decisamente le aspettative di un taglio dei tassi nel prossimo meeting di Marzo e calano anche le chance di vedere un primo taglio nel meeting di Maggio. Anche dall’Eurozona arrivano segnali contrastanti riguardo un prossimo taglio dei tassi e molti investitori hanno cominciato a dubitare che la BCE inizierà a ridurli prima di Giugno.

Ricordiamo che questa settimana i mercati cinesi saranno chiusi per le festività del capodanno. La scorsa settimana in Cina le borse hanno dato timidi segnali di ripresa dopo il lancio dalle nuove misure del governo per proteggere il mercato dei capitali, come le limitazioni sulle vendite allo scoperto e gli incoraggiamenti ai fondi e società pubbliche ad investire in borsa. Giovedi sono stati pubblicati i dati sui prezzi alla produzione, in calo ma meno del previsto, e i dati sull’inflazione che su base annuale era attesa al -0,5% contro un -0,8% invece registrato.

Rimanendo in oriente, dal Giappone il governatore della BoJ Ueda intervenendo a un’interrogazione parlamentare lo scorso venerdi, ha affermato che “le condizioni finanziarie in Giappone rimarranno accomodanti anche dopo che la Banca centrale avrà posto fine al regime dei tassi negativi”. I commenti di Ueda intendono rassicurare gli operatori di mercato che l’eventuale fine dei tassi negativi in Giappone, unico caso fra le grandi banche centrali mondiali, non determinerà un cambiamento nella politica monetaria del paese.

Questa settimana sarà interessante seguire l’uscita dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e i dati del PIL britannico e dell’Eurozona, di fondamentale importanza nel valutare il sentiment sui possibili tagli dei tassi di interesse da parte della BoE, FED e BCE.

Stati Uniti

Dagli Stati Uniti continuano ad arrivare dichiarazioni dei banchieri centrali che mirano a rimandare un taglio dei tassi. Il presidente della Fed di Richmond, Tom Barkin, ha affermato che l'incertezza sulle prospettive macroeconomiche e i segnali contrastanti emersi dai dati recenti, suggeriscono che il Fomc dovrebbe essere paziente per quanto riguarda i tagli dei tassi di interesse. A fargli eco il presidente della Fed di Boston, Susan Collins, la quale ha affermato che sono necessarie ulteriori prove in grado di dimostrare che l’inflazione sia in calo prima che il Fomc possa iniziare a modificare la politica monetaria.

Pochi i dati macroeconomici in uscita: bene i dati PMI del settore dei servizi che si trovano in fase di espansione sopra quota 50. Il dato sui sussidi alla disoccupazione settimanale si mantiene saldo a 218k in linea con le attese. Grande sarà l’attenzione rivolta all’uscita dei dati sull’inflazione domani e sulle vendite al dettaglio di giovedi.

Europa

Quella passata è stata una settimana non particolarmente ricca di dati anche per l’Eurozona: i PMI sui servizi nell’eurozona rimangono sul livello atteso. Alcuni miglioramenti sui PMI dei servizi in Francia, Italia e Germania. Dalla Germania arrivano dati apparentemente contrastanti. Da un lato vediamo una produzione tedesca in calo dell’ 1,6% a Dicembre, dall’altro lato gli ordini industriali tedeschi sono cresciuti dell’8,9%. Questo dato, apparentemente incoraggiante, va pero’ valutato tenedo in considerazione che martedi l’istituto statistico nazionale ha dichiarato che gran parte di tale incremento è dovuto ad un numero eccezionalmente alto di ordini di aerei e che quindi tale valore non può alleggerire le preoccupazioni per la mancanza di ordini industriali in Germania.

Da segnare il campanello di allarme lanciato dalla Commissione europea in merito al deficit commerciale UE-Cina: in breve, la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha reso noto il “visibile” squilibrio a cui stiamo assistendo da un trienno riguardo alle esportazioni dalla Cina verso l'Ue, "tre volte superiori" a quelle dell'Ue verso la Cina. Alcuni analisti hanno paventato l’idea che potremmo assistere a tensioni commerciali tra Unione Europea e Cina in quanto è possibile che l’Europa aumenti dazi e tariffe su beni cinesi in modo da favorire la domanda interna.

Conclusioni

L’attenzione rimane focalizzata sul timing dei cambi di rotta di politica monetaria delle principali Banche centrali. Eventuali disallineamenti nella percezione dei loro interventi protrebbero aggiungere ulteriore incertezza e volatilità sui mercati. Tuttavia, sia la BCE che la FED hanno ribadito che non sono ancora state prese decisioni su eventuali tagli dei tassi e che queste dipenderanno dai dati in uscita.

In questo momento dunque, la maggior parte degli operatori di mercato si attende che non ci saranno interventi nella prima metà dell’anno ma sarà fondamentale tenere monitorati i dati macroeconomici in uscita e l’evoluzione delle tensioni geopolitiche per capire meglio quali potranno essere le prossime mosse future.


Author

Marco Piga

Marco Piga

Regional Director, Sales and Dealing Italy

Marco è Regional Director di Corpay Italia. Vanta un’approfondita conoscenza dei mercati finanzari mondiali fondata su più di 15 anni di esperienza nel settore. Oltre a dirigere il team in Italia, gestisce e controlla attivamente le posizioni dei clienti.

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