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March 9, 2026Cross-Border
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Italy: La settimana nei mercati - 9 Marzo

Corpay

INTRODUZIONE

La settimana è stata ampiamente dominata dal rischio geopolitico in Medio Oriente dopo l’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti iniziata lo scorso weekend. Il conflitto ha riportato al centro dell’attenzione uno dei principali rischi sistemici per i mercati globali: la sicurezza sia delle infrastrutture che delle rotte energetiche nel Golfo Persico.

Il principale punto critico resta lo Stretto di Hormuz, uno dei più importanti chokepoint energetici al mondo. Attraverso questo passaggio transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa del commercio globale di gas naturale liquefatto (LNG), rendendo eventuali interruzioni potenzialmente destabilizzanti per i mercati energetici globali.

Le operazioni militari sono iniziate con attacchi mirati contro infrastrutture strategiche iraniane, seguiti da una risposta di Teheran con lanci di missili balistici e droni verso obiettivi militari statunitensi nella regione. Nei primi giorni del conflitto l’intensità degli attacchi ha alimentato il timore di un allargamento dello scontro. Negli ultimi giorni, tuttavia, il ritmo delle operazioni iraniane sembra essersi ridotto, mentre emergono indiscrezioni su possibili contatti diplomatici indiretti tra Washington e Teheran.

Pur non essendo stata annunciata una chiusura formale dello Stretto di Hormuz, la tensione militare ha già avuto effetti operativi: diverse compagnie di navigazione stanno rallentando i transiti e i premi assicurativi per il rischio guerra sulle petroliere stanno aumentando sensibilmente.

Il mercato energetico ha reagito rapidamente alla crisi. Il greggio vola sopra i 100 dollari al barile, incorporando un premio geopolitico legato al rischio di interruzioni nelle forniture dal Golfo Persico e all’aumento del rischio di attacchi alle infrastrutture energetiche del golfo. Parallelamente, anche il mercato del gas europeo mostra segnali di tensione con prezzi che sono aumentati di oltre il 50%. Diversi Paesi dell’Unione Europea restano fortemente dipendenti dalle importazioni di GNL, rendendo l’Europa particolarmente vulnerabile a eventuali shock sull’offerta energetica globale.

Sul mercato valutario, il dollaro ha beneficiato del contesto di risk-off e della correlazione positiva con i prezzi energetici. L’EUR/USD si è indebolito fino in area 1.1530, riflettendo sia la domanda di asset rifugio sia la maggiore esposizione energetica dell’economia europea rispetto a quella statunitense.

In questo contesto, uno shock energetico più persistente potrebbe rallentare il processo di disinflazione globale e complicare il percorso di allentamento monetario delle principali banche centrali.

A livello macro, sorprende il dato dei Non Farm Payrolls, pubblicato venerdì scorso: a febbraio si sono persi 92 mila posti di lavoro contro le attese di una crescita di 55 mila. Mentre i numeri dell'occupazione di gennaio probabilmente hanno sopravvalutato la forza delle assunzioni, il maltempo e gli scioperi generalizzati nel mese di febbraio sembrano accentuarne la debolezza. Ad ogni modo, la crescita occupazionale rimane moderata e non organica, soggetto all’incidenza di variabili, e i costi energetici più elevati potrebbero comprimere il potere di spesa, lasciando la porta aperta per tagli dei tassi da parte della Fed, tematica che probabilmente riguarderà il prossimo inquilino del Constitution Avenue, Kevin Warsh.

STATI UNITI

• ISM Manufacturing PMI: 52.4(vs 51.7 atteso)

→ Il settore manifatturiero mostra segnali di stabilizzazione.

• ADP Employment Change (non agricolo): 63K (vs 50K atteso)

→ Creazione di posti di lavoro superiore alle aspettative.

• Initial Jobless Claims: 213K (vs 215K atteso)

→ Mercato del lavoro ancora resiliente.

• Non Farm Payrolls: -92K (vs 55K atteso)

→ Variabili esogene rendono la dinamica occupazionale non organica.

EUROZONA

• Eurozone CPI: 1.9% (vs 1.7% atteso)

• Core CPI: 2.4% (vs 2.2% atteso)

Nel complesso, il quadro europeo resta caratterizzato da un leggero aumento dell’inflazione e da una maggiore vulnerabilità agli shock energetici.

MERCATI

• Greggio intorno sopra i $100/barile, quotazioni in crescita di oltre il 50% dall’inzio del conflitto

• Oro in calo, in area $5.100/oncia.

• Dollaro in rafforzamento, con EUR/USD che scende in area 1,1550.

• Azionario globale più volatile dopo settimane di relativa stabilità, in salita i rendimenti dei titoli di stato.

Il principale rischio per i mercati resta un’eventuale prolungamento del conflitto, con probabili impatti sulla supply chain.

CONCLUSIONI

I mercati entrano nella nuova settimana con il fattore geopolitico come principale driver. L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e l’andamento dei prezzi energetici saranno determinanti per il sentiment degli investitori.

Finché il traffico energetico nello Stretto di Hormuz continuerà a fluire, anche in presenza di maggiore tensione militare, l’impatto macroeconomico dovrebbe restare gestibile. Un’interruzione prolungata delle forniture energetiche potrebbe invece riaccendere rapidamente le pressioni inflazionistiche globali e cambiare le aspettative sulle politiche monetarie.

Per la prossima settimana gli operatori monitoreranno in particolare:

• Evoluzione del conflitto in Medio Oriente.

• Sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico.

• Andamento dei prezzi del petrolio e del gas europeo.

• Dati macro sull’inflazione, PIL e sul mercato del lavoro negli Stati Uniti.

Corpay