Italy: La settimana nei mercati - 27 Aprile

INTRODUZIONE
La settimana è stata dominata da tre driver principali: il ritorno del premio per il rischio geopolitico, una rinnovata forza del dollaro e il crescente focus sulle prossime mosse delle banche centrali.
Sul fronte Medio Oriente, il quadro è rimasto estremamente fragile. La tregua tra Stati Uniti e Iran non si è tradotta in una vera normalizzazione dei flussi energetici e commerciali: lo Stretto di Hormuz è formalmente aperto, ma la navigazione resta fortemente limitata e il mercato ha progressivamente preso atto che il miglioramento visto nei giorni precedenti non si è concretizzato. Il premio per il rischio energetico continua quindi a incidere su petrolio, inflazione attesa e sentiment di mercato.
Nel weekend, il quadro si è ulteriormente complicato. I colloqui tra Washington e Teheran hanno perso slancio dopo che Trump ha cancellato il viaggio a Islamabad di Witkoff e Kushner, raffreddando così le speranze di un esito positivo delle trattative. Allo stesso tempo, il traffico attraverso Hormuz resta vicino alla paralisi e i nuovi toni aggressivi di Trump sul controllo dello stretto hanno contribuito a mantenere elevato il nervosismo sui mercati.
Questo contesto ha inciso sul mercato valutario. A differenza della settimana precedente, l’EUR/USD non è riuscito a consolidarsi sopra area 1,18 e ha invece perso slancio, riportandosi sull’1,17. Il movimento riflette non solo il ritorno della domanda di valuta rifugio, ma anche una divergenza macro sempre più evidente: mentre gli Stati Uniti continuano a mostrare una tenuta migliore del previsto, l’Eurozona appare più vulnerabile dalla situazione in Medio Oriente.
A rendere il quadro ancora più delicato si è aggiunto il tema politico interno agli Stati Uniti. Lo scontro tra Donald Trump e Jerome Powell continua infatti a rappresentare un elemento di instabilità per il mercato, non solo per il profilo istituzionale ma anche per le implicazioni dirette sulle aspettative di policy. In parallelo, l’audizione al Senato di Kevin Warsh ha rafforzato l’idea che, in caso di successione alla guida della Fed, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a un’impostazione meno convenzionale e più focalizzata su stabilità dei prezzi, forza del dollaro e riduzione del bilancio della banca centrale. Non è ancora un cambiamento di policy, ma è già un cambiamento di narrativa. A questo si è aggiunto nel weekend un ulteriore elemento di cautela: durante la White House Correspondents’ Dinner è stato sventato un possibile tentato attentato contro Trump, episodio che ha riportato l’attenzione anche sul tema della sicurezza del presidente degli Stati Uniti.
Sul fronte macroeconomico, la settimana ha restituito un quadro piuttosto netto. Gli Stati Uniti continuano a mostrare una tenuta migliore del previsto, mentre in Europa i segnali di rallentamento si stanno facendo più evidenti. L’impressione generale è quella di una divergenza crescente tra un’economia americana ancora relativamente resiliente e un’Eurozona più esposta all’impatto combinato di energia cara, fiducia debole e attività economica che perde di slancio. Nel Regno Unito, i dati hanno mostrato invece una tenuta migliore del previsto, anche se con una composizione non del tutto rassicurante, mentre in Asia l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla Cina, dove la banca centrale ha scelto di mantenere invariati i tassi, confermando per il momento un approccio attendista.
STATI UNITI
PMI manifatturiero (aprile, preliminare): 54,0. → Il settore torna a mostrare una dinamica di espansione solida, anche se parte del miglioramento sembra più legato ad un accumulo di scorte con acquisti anticipati.
PMI servizi (aprile, preliminare): 51,3. → Il comparto resta in espansione, confermando che la domanda interna americana continua a tenere meglio rispetto a quella europea.
PMI composito: 52,0. → Nel complesso, i dati confermano un’economia ancora resiliente, nonostante l’impatto del conflitto sui costi energetici e sulla fiducia.
Fed: il consensus per la riunione del 29 aprile è per tassi invariati al 3,50%-3,75%. → L’attenzione sarà concentrata soprattutto sul tono di Powell: con un’economia ancora resiliente ma incertezza legata all’inflazione, il mercato si aspetta una Fed prudente e non vicina a tagli imminenti.
EUROZONA
PMI composito (aprile, preliminare): 48,6. → L’attività economica dell’area euro torna in contrazione, interrompendo la fase di crescita dei mesi precedenti.
PMI servizi: 47,4. → Il comparto che aveva sostenuto l’economia europea perde slancio in modo marcato, segnalando una trasmissione più ampia dello shock energetico alla domanda interna.
PMI manifatturiero: 52,2. → Il manifatturiero sorprende in positivo, ma la dinamica appare legata anche a ricostituzione di scorte e timori sulle catene di approvvigionamento, più che a una domanda finale robusta.
BCE: il consensus per la riunione della prossima settimana è per tassi invariati al 2,0%. → Il punto centrale non è la riunione in sé, ma il tono della comunicazione: la BCE dovrebbe restare prudente e data-dependent, con il mercato che continua a guardare a giugno come prima finestra plausibile per un rialzo se l’inflazione da energia dovesse restare persistente.
REGNO UNITO E ASIA
Regno Unito – Retail Sales (marzo): +0,7% m/m vs +0,1% atteso. → Il dato è migliore delle attese, ma la qualità è mista: una parte significativa del rialzo è legata alla corsa al carburante nelle prime fasi della crisi mediorientale.
Cina – Loan Prime Rates (aprile): invariati, con 1Y LPR al 3,0% e 5Y LPR al 3,5%. → La PBOC ha scelto di non allentare ulteriormente la politica monetaria, segnalando un approccio attendista dopo un primo trimestre solido e in assenza di segnali urgenti che giustifichino nuovi stimoli immediati.
Giappone: il mercato si prepara alla riunione BoJ del 27-28 aprile. → Il consensus è per tassi invariati allo 0,75%, con una Bank of Japan meno hawkish nel breve termine a causa dell’incertezza legata a guerra ed energia. La banca centrale dovrebbe però mantenere aperta la porta a una normalizzazione graduale più avanti.
MERCATI
EUR/USD: il cross ha perso slancio rispetto ai massimi oltre 1,18 e si è riportato verso area 1,17. → Il movimento riflette una combinazione di risk-off, maggiore resilienza relativa dell’economia USA e marcato deterioramento dei dati europei.
Petrolio: Brent tornato sopra area 100 dollari al barile. → Il mercato continua a prezzare una normalizzazione molto lenta e incompleta di Hormuz. Anche se lo stretto è tecnicamente aperto, il traffico resta fortemente compromesso e il rischio di nuove interruzioni resta elevato.
Azionario: settimana volatile. → Le borse hanno alternato sedute di recupero e prese di beneficio, con la tecnologia USA più resiliente e l’Europa più vulnerabile al combinarsi di caro energia, crescita debole e rischio geopolitico.
Oro: resta sostenuto su livelli elevati intorno ai $4800/oncia.
CONCLUSIONI
Il focus di questa settima girerà attorno a due temi: Medio Oriente e banche centrali. Sul fronte geopolitico, il mercato dovrà capire se la situazione su Hormuz stia davvero andando verso una graduale stabilizzazione oppure se il traffico ancora fortemente ridotto manterrà elevato il premio per il rischio energetico. Gli sviluppi del weekend suggeriscono che, almeno per ora, il quadro resti più vicino a uno stallo fragile che a una vera normalizzazione. Sul fronte monetario, la Fed dovrebbe lasciare i tassi invariati al 3,50%-3,75%, in un contesto in cui crescita e mercato del lavoro restano relativamente solidi ma l’inflazione che si attende in rialzo continua a complicare il quadro. La BoJ è anch’essa attesa ferma allo 0,75%, pur mantenendo aperta la porta a una normalizzazione graduale nei mesi successivi, mentre la BCE dovrebbe confermare i tassi al 2,0% e ribadire un approccio prudente e data-dependent.
